Risparmio gestito, è ora di guardare lontano

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Un’indagine Société Générale Securities Services delinea le sfide che attendono gli asset manager

Andrea Telara di Andrea Telara26 ottobre 2018 | 10:26

Quali sono i fattori che cambieranno di più nei prossimi decenni il settore del risparmio gestito in tutto il mondo? Forse i cambiamenti generati dall’approvazione di nuove norme come la direttiva europea Mifid 2? Oppure il perdurare di uno scenario di tassi bassi che renderà sempre più difficile andare in cerca di rendimenti nel segmento del reddito fisso? O magari sarà più importante la cosiddetta disruption tecnologica, cioè le trasformazioni dirompenti portate in dote dall’avvento delle tecnologie digitali? Sono alcuni degli interrogativi da cui è partita l’indagine sul settore dell’investment management condotta da Société Générale Securities Services(SGSS), società del gruppo SocGen che offre un ampio spettro di soluzioni agli operatori internazionali del risparmio gestito, in primis i tradizionali servizi di compensazione e di custodia e controllo tipici della banca depositaria. Si tratta di un ampio report dal titolo “Taking the Long View”,condotto in 8 diversi paesi europei su un campione di 100 senior manager rappresentativi di 66 diverse società del mondo finanziario, non soltanto nel risparmio gestito ma anche in altri segmenti di business come il private equity o il real estate.

DISRUPTION ALE PORTE  –  “Un dato senza dubbio significativo che emerge dall’indagine”, dice Frederic Barroyer, amministratore delegato di Societe Generale Securities Services in Italia, “è che ben l’84%degli intervistati considera le nuove tecnologie digitali come un propulsore delle strategie della loro società”. La disruption, cioè i cambiamenti dirompenti innescati dall’innovazione, è dunque considerata un fattore di trasformazione primario, addirittura più importante delle novità normative che hanno interessato o che interesseranno nei prossimi anni l’asset management europeo, con l’arrivo di regole mai viste prima come quelle contenute nella Mifid2, la seconda edizione della direttiva europea sui servizi finanziari. I mutamenti normativi sono comunque un fattore importante per i manager del settore finanziario, tanto che ben l’82%degli intervistati ritiene che abbiano inciso sulla loro attività negli ultimi 10 annima che continuino a necessitare di investimenti qualificati. A sorpresa, invece, dall’indagine di SGSS emerge che i manager dell’industria europea del risparmio gestito non temono particolarmente la Brexit:non che non le attribuiscano importanza ma, di fronte a uno scenario imminente di uscita della Gran Bretagna dall’euro, gli operatori del settore ritengono di potersi adattare alla mutata situazione.

COME REAGISSCONO GLI ASSET MANAGER –Ma come stanno reagendo gli asset manager di fronte alle sfide che li attendono, in particolare a quella generata dall’innovazione tecnologica? “ In linea di massima”, aggiunge Barroyer, “gli operatori del settore si possono dividere in tre categorie:il 9% si è  già attivato e ha investito in questa direzione, il48% ha pianificato di farlo e il 43%ha un atteggiamento attendista”.Fatte queste premesse, la ricerca di Société Générale Securities Servicesgiunge ad alcune conclusioni sul futuro dell’asset management. I cambiamenti normativi che fanno crescere i costi di compliance, la crescente concorrenza dei prodotti low cost e l’avvento delle nuove tecnologie faranno sì che i player più grandi continueranno ad accrescere la loro quota di mercato tramite fusioni, acquisizioni, attraverso la concorrenza a livello dei costi e la loro capacità di investire in nuove strategie e in nuove asset cass.“ In futuro il mercato sarà prevalentemente segmentato in due diverse categorie di società, dice ancora Barroyer, “i player di grandi dimensioni e gli operatori più piccoli, ma che sono riusciti a puntare su un’offerta specializzata e ad alto valore aggiunto”.

SELEZIONE SUL MERCATO –Di conseguenza, non si preannuncia un futuro roseo per gli asset manager generalisti di medie dimensioni, che propongono soluzioni e prodotti standardizzati, senza tratti distintivi dal resto dell’industria.  Questo tipo di società di gestione non riuscirà ad avere un’offerta particolarmente competitiva né a raggiungere quell’efficienza operativa che caratterizza i loro concorrenti di grandi dimensioni. Ed è proprio la crescita dell’efficienza operativa il principale obiettivoche i manager del risparmio gestito si pongono quando  integrano le nuove tecnologie nelle loro aziende. “Oggi le società di asset management”, conclude Barroyer , “hanno l’opportunità di ridurre i costi fissi esternalizzando tutta una serie di attività, ad esempio in ambito middle office e execution, potendosi così concentrare sul loro core business, l’attività di gestione, ovvero la costruzione del portafoglio e la gestione dei rischio”.Su questo fronte, però, c’è anche una sfida all’orizzonte: combinare tutti i dati relativi ai fondi e agli investitori per utilizzarli al meglio, in modo da rispondere alle esigenze dei clienti e ai requisiti di legge.

 


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