Gestire i risparmi, guardare lontano

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Barbaro (Bnp Paribas Asset Management): “Puntiamo sui grandi temi della sostenibilità”

Andrea Telara di Andrea Telara2 gennaio 2019 | 10:53

Marco Barbaro (nella foto), 55 anni, palermitano di nascita e country head per l’Italia di Bnp Paribas Asset Management, lavora in un posto da far invidia. Il suo ufficio è all’11esimo piano della Torre Diamante (o Diamantone), il grattacielo dalla forma sfaccettata che si staglia nei cieli di Milano, in cui il gruppo Bnp Paribas ha portato da qualche anno la sua sede italiana. Dalle vetrate del Diamantone, Barbaro vede orizzonti lontanissimi. L’operosa Milano è sotto di lui: da una parte la città vecchia, con le guglie del Duomo, il Castello Sforzesco e le vie di Brera. Dall’altra la nuova Milano, quella dei grattacieli dei quartieri di Citylife e di  Porta Nuova che si proiettano maestosi nella modernità. Poi, più in lontananza, gli aerei che atterranno sulla pista di Linate e, quando c’è il sole, si vede persino la catena delle Alpi con le sue nevi perenni. Questi orizzonti profondi visibili dai piani alti del Diamantone sono una metafora che ben rappresenta ciò che vuole essere  oggi e in futuro Bnp Paribas Asset Management. E’ una società di gestione che guarda al lungo periodo, puntando su grandi temi d’investimento che hanno a che fare con i destini dell’umanità. Lo sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, gli effetti dirompenti (disruption) generati dall’innovazione tecnologica e dall’avvento dell’era digitale: ecco alcune delle tematiche a cui un asset manager come Bnp Paribas Am, con i suoi oltre 416 miliardi di euro di patrimonio in gestione, ha voluto da tempo legare la sua offerta di prodotti e soluzioni d’investimento. “Lavoro nel comprato finanziario da circa 30 anni, di cui 8 trascorsi all’estero, tra gli Stati Uniti e Londra”, dice Barbaro, che ha iniziato nel global trading per poi spostarsi nel capital marketing e infine nell’asset management. “L’approdo in quest’ultimo settore ha rappresentato per me un grande passo”, aggiunge Barbaro, “che mi ha aiutato a confrontarmi con le grandi trasformazioni della società”.

Dunque, possiamo dire che la funzione di un gruppo di asset management va ben oltre la mera gestione dei soldi dei clienti? 

Credo proprio di sì. Per gestire bene i risparmi, bisogna appunto saper guardare agli scenari di lungo periodo, essere in grado di capire per tempo in quali direzioni si muovono l’ecosistema e la società.

Voi ci siete riusciti? 

Senza dubbio siamo stati lungimiranti. Nel lontano 2002 siamo stati la prima casa di gestione a dotarsi di un team di analisti Esg (environment, social end governance), per uno screening degli investimenti anche in base a fattori ambientali, sociali e di rispetto della trasparenza del business. Nel 2006 siamo stati tra i primi firmatari dei Principi di Investimento Responsabile (Pri) delle Nazioni Unite. A quei tempi i soggetti aderenti erano appena un centinaio, oggi sono ben 1.800.

Nel concreto, quali prodotti finanziari offrite sul mercato per seguire questi temi d’investimento socialmente responsabili? 

Su questo punto, credo sia importante fare una premessa. La sostenibilità è per noi qualcosa di più di un semplice tema d’investimento che riguarda specifici prodotti da lanciare sul mercato. E’ una sorta di  filosofia che permea  anche l’intera  piattaforma di Bnp Paribas Am e la sua cultura aziendale.

In che senso? 

Poiché l’obiettivo della nostra società è offrire agli investitori rendimenti sostenibili nel lungo termine, le nostre politiche d’investimento si basano sempre su rigorose politiche settoriali volte ad escludere le attività più dannose e controverse, nonché sull’applicazione di un filtro conforme ai principi del Global Compact delle Nazioni Unite, l’iniziativa dell’Onu nata per incoraggiare le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili.  Fatta questa premessa, ci sono poi anche dei fondi che noi definiamo Sri, che applicano criteri più stringenti: questi possono avere naturatematica (risorse naturali, cambiamento climatico, filiera alimentare) oppure multi-settoriale (“best in class”).

Quanti sono i vostri fondi che hanno tali caratteristiche? 

 In Italia ne offriamo in totale 24. Siamo la società di asset management che, nel nostro Paese, ha la più ampia gamma di prodotti di questo tipo e che nel 2017 ha registrato la raccolta maggiore su questi fondi specializzati, con flussi attorno a un miliardo di euro . Le masse che gestiamo a livello globale attraverso gestioni Sri ammontano invece a circa 36 miliardi di euro.

 Non c’è il rischio che si crei una sorta di moda tra le case d’investimento attorno alle sigle Esg o Sri, per quanto importanti siano?

 Come ho già detto in precedenza, noi non abbiamo certo seguito una moda perché siamo stati tra i primi a esplorare queste tematiche. Aldilà di cosa faranno le case di gestione, una cosa è comunque certa:  le risorse finanziarie che affluiranno all’economia sostenibile continueranno a crescere, grazie anche al favore dei legislatori.  Lo dimostrano i numeri che ha dato da poco Eurosif (European Sustainable Investment Forum, n.d.r). Soltanto in Europa, per rispettare l’Action Plan dell’Ue contro i cambiamenti climatici, sono necessari investimenti pari a ben 180 miliardi di euro annui fino al 2030.

Arriverà un giorno in cui tutta l’industria del risparmio si sarà convertita alla responsabilità sociale e tutti i fondi d’investimento avranno una strategia Sri? 

Credo che le case di gestione manterranno ognuna un loro tratto distintivo per come si avvicinano a queste tematiche. Vorrei però sottolineare un aspetto importante: noi abbiamo scelto di avvicinarci al tema della sostenibilità soprattutto perché lo riteniamo un dovere nei confronti dei nostri clienti. Attraverso l’engagement, cioè il nostro impegno attivo come azionisti di società quotate  e proprietari di asset finanziari, spingiamo le aziende in cui investiamo a essere più responsabili dal punto di vista sociale. Il che le porta ad avere performance migliori sui mercati nel lungo periodo e  consente  a noi di ridurre il rischio nei  portafogli.

Qual è, invece, la vostra strategia distributiva sul mercato italiano?

 E’ una strategia ad ampio raggio. In totale, se mettiamo assieme tutti partner distributivi, abbiamo ben 160 controparti diverse, nel cui ambito giocano un ruolo importante i canali interni, cioè i soggetti appartenenti al gruppo Bnp Paribas. Abbiamo un’offerta in grado di servire diversi tipi di controparti: reti di consulenti finanziari, istituti e fondazioni bancarie, investitori istituzionali, compagnie d’assicurazione, enti previdenziali e fund buyer.

Ci sono dei canali in cui puntate a crescere di più?

Sicuramente il segmento assicurativo, sia per le gestioni separate che per le unit linked, dove abbiamo già un buon posizionamento. Un altro canale in cui crediamo molto è quello della previdenza integrativa, sia nel mondo dei fondi pensione aperti che dei fondi negoziali. Ovviamente non dimentichiamo l’importanza delle reti di consulenti finanziari, con le quali collaboriamo  attivamente da lungo tempo. Con i più importanti distributori lavoriamo intensamente per creare dei prodotti customizzati, cioè creati su misura per perseguire determinati obbiettivi dei clienti, sia di rendimento che di controllo del rischio, anche attraverso meccanismi di protezione finanziaria. Per quel che riguarda le strategie di prodotti, a parte le tematiche Esg di cui ho già parlato in precedenza, insisteremo con convinzione sulle gestioni flessibili, che ben si adattano allo scenario attuale dei mercati, in cui si assiste a un ritorno della volatilità. E’ nostra intenzione anche valorizzare le soluzioni d’investimento graduali e di medio e lungo termine come i pac (piani di accumulo del capitale, n.d.r.) laddove sono applicabili.

Oggi quasi tutti gli analisti pronosticano un notevole calo dei margini di profitto per le società di asset management, per effetto della concorrenza dei prodotti low cost dell’entrata in vigore di norme più stringenti sui costi dei prodotti, come per esempio la Mifid 2. Cosa ne pensa? 

 Beh direi che è ragionevole aspettarsi uno scenario di questo tipo. Credo che l’industria internazionale del risparmio gestito risponderà sostanzialmente  in due modi. Uno più tradizionale, con un consolidamento tra i player che si aggregheranno tra loro per raggiungere dimensioni maggiori e realizzare economie di scala. Un’altra risposta sarà probabilmente più innovativa, con l’adozione di modelli di business diversi, per il controllo dei costi ma anche per offrire soluzioni d’investimento a maggior valore aggiunto, che giustificano anche un livello dei costi dei prodotti più alto. Su questo fronte, può essere di grande aiuto la tecnologia, l’utilizzo dei Big Data, per rapportarsi in maniera innovativa con i clienti e per affinare le tecniche di gestione.


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