Bce, le lacune regolamentari alla radice della crisi

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di Biagio Campo 12 Febbraio 2009 | 13:44
Nel corso di un’audizione al Parlamento europeo, Lorenzo Bini Smaghi ha ribadito la necessità e il consenso per una riforma del sistema di vigilanza bancario comunitario, che dovrebbe prevedere il conferimento dei poteri, attualmente detenuti dalle autorità di vigilanza nazionali, in capo alla Bce.

Fin dalla propria costituzione, il sistema finanziario dell’area euro ha sofferto di una marcata anomalia in tema di vigilanza bancaria; a fronte della politica monetaria affidata alla Bce, l’attività di vigilanza è rimasta in capo alle autorità di vigilanza nazionali. Gli ultimi dieci anni hanno portato ad un processo di allineamento in termini di normativa e flussi informativi richiesti dagli ordinamenti nazionali, tuttavia le divergenze sono ad oggi ancora marcate, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione legislativa. Il risultato non è solo una forma implicita di distorsione concorrenziale, in quanto gli istituti delle nazioni con un’autorità di vigilanza più attenta, o semplicemente una normativa non del tutto chiara, come quella della Banca d’Italia, impone alle banche un maggiore impiego di risorse interne, con un conseguente aumento dei costi, ma soprattutto comporta una visione non completamente aggiornata della Bce, che riceve unicamente delle sintesi dei flussi informativi raccolti della autorità nazionali.

Negli ultimi anni i dibattiti accademici di riforma del sistema di vigilanza comunitario si sono scontrati con i gruppi di interesse nazionale e la scarsa attenzione riservata alla materia, ma la recente crisi del sistema bancario ha riaperto il dibattito. Tra le diverse opzioni discusse quella che attribuisce il compito di supervisione alla Bce è senza dubbio quella di maggiore continuità rispetto al quadro attuale e sembra finalmente in dirittura d’arrivo.

A riguardo Lorenzo Bini Smaghi, componente del consiglio Bce, ha ribadito oggi, nel corso di un’audizione al Parlamento europeo, la necessità ed un generale consenso, perchè la vigilanza sul sistema bancario comunitario possa essere integrata nella Bce, quale unico ente di vigilanza, “La crisi finanziaria ha colpito tutti i Paesi europei. C’è un nuovo e ampio consenso secondo cui le lacune del quadro regolamentare e di supervisione sono alla radice del problema”, ha concluso Bini Smaghi che ha ribadito che “l’autorità macro deve avere accesso alle informazioni micro e viceversa. Questo scambio di informazioni potrebbe essere meglio raggiunto in una singola istituzione”,

A marzo la Commissione europea formulerà delle proposte per la riforma dell’attività di vigilanza del settore bancario domestico, che dovrebbe prendere forma nel corso del 2010.
 

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