Consulenti Indipendenti – Non siamo Don Chisciotte

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di Marcella Persola 12 Febbraio 2009 | 17:30
Anche nel mondo della consulenza indipendente ci sono delle falle. Soprattutto a livello organizzativo. Il modello di business basato sul one man show non può essere premiante nel lungo periodo. Guardare al modello inglese.

Il mondo è sempre diviso in due. C’è chi vorrebbe smettere i  panni del promotore finanziario e vestire quelli del consulente finanziario e chi mette in luce che anche nel modello di consulenza indipendente le falle ci sono presenti. 

Per alcuni, è il caso di Agostino De Luca, consulente indipendente, con un passato come consulente aziendale i difetti sono dovuti alla gioventù e probabilmente svaniranno nel tempo. «Esistono sicuramente delle carenze organizzative, anche perché chi veste i panni del consulente indipendente oggi fino a ieri era un bancario, o un promotore finanziario e oggi si ritrovano a fare tutta una serie di attività, burocratiche, commerciali e di gestione che sono difficili da incarnare in una sola figura» precisa De Luca.

Infatti il modello secondo il quale bisogna orientarsi è quello dello studio associato. «Il modello di riferimento è quello inglese» ma attenzione. «C’è una grande aspettativa nei nostri confronti, ci vedono come dei Don Chisciotte, ma non è così». Anzi secondo il consulente la strada intrapresa è quella giusta ma ci sono molti “one-man show” che “rovinano” il mercato. «Questa strategia può essere efficace nel breve periodo, ma nel lungo periodo non sarà premiante» continua. E mette in guardia i promotori finanziari desiderosi di cambiare casacca. «Non è detto che il passaggio sia indolore. In questo caso sei solo tu e il mercato e non è detto che tu riesca, devi essere valido, e soprattutto non hai nessun ambiente protetto alle spalle». 

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