Promotori finanziari – Fideuram batte le piccole private bank

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di Marcella Persola 27 Febbraio 2009 | 13:50
Il mercato globale del private banking è crollato bruscamente nel 2008 con una flessione del 14,5% che ha portato a minori utili e a una minore redditività per le private bank. Il mercato resta ancora in mano a strutture poco specializzate.

La crisi finanziaria non ha risparmiato i paperoni italiani. E’ questo in sintesi quello che è emerso durante il convegno organizzato dalle associazioni ABI (Associazione Bancaria Italiana), AIPB (Associazione Italiana Private Baking) e Assogestioni insieme a PricewaterhouseCoopers.
 
Il mercato globale del private banking è cresciuto dal 2002 al 2007 ad un tasso del 7,4% annuo, ma ha visto una prima importante riduzione del tasso di crescita già nel 2007 (+1%) per atterrare bruscamente nel 2008: il rallentamento dell’economia globale, il crollo dei corsi azionari e la diminuzione della raccolta derivante dal processo di finanziarizzazione dell’economia hanno portato a una flessione del 14,7%, con conseguente diminuzione della redditività delle banche (ricavi – 55 miliardi di euro, utili – 12 miliardi di euro).
 

Anche se secondo gli operatori il mercato italiano del private banking mantiene buone potenzialità di crescita. Quello dei “paperoni” italiani, nonostante la crisi, la crescente competizione e la diminuzione della redditività dell’industria è un mercato certamente interessante (829 miliardi di euro nel 2007, circa 740 miliardi nel 2008) con un’elevata frammentazione (i primi 10 operatori detengono il 32% del mercato) ed in cui il 39% della ricchezza della clientela private italiana è gestita da operatori senza una struttura specializzata.

Un dato veramente interessante è che il mercato si presenta molto frammentato e i primi dieci operatori detengono il 32% del mercato e tra questi operatori al quarto posto figura Banca Fideuram, che è una rete di promotori finanziari. Questo accade, secondo gli operatori, perché il mercato è ancora poco maturo.
 

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