Poche uscite dalle reti. Restano i grandi portafogli

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di Marcella Persola 6 Marzo 2009 | 08:00
La tanto declamata fine della professione del promotore finanziario non sembra spaventare le reti attive nell’ambito. Anzi alcune salutano con entusiasmo la concorrenza dei consulenti indipendenti e altre studiano nuovi business model per incentivare i pf a restare con loro.

Dai molti commenti ricevuti sul sito Bluerating sembrerebbe che i promotori finanziari stiano decidendo di abbandonare la professione della promozione finanziaria per intraprendere la strada della consulenza indipendente.

Questo perché per alcuni la professione sembra essere giunta al capolinea. Ma è proprio così? I dati di Assoreti mostrano una certa vivacità tra le reti, dovuta sia ad agglomerati sia ai vari giri di poltrone.

Ma la preoccupazione che investe i promotori non sembra invece intimorire le società. «Per il momento non stiamo registrando una fuoriuscita di promotori dalla nostra rete. Lo dimostra il fatto che a fine 2008 abbiamo superato quota 1.000 promotori registrando un incremento di 60 consulenti rispetto al 2007. Anche per il 2009 vogliamo incrementare la rete con l’obiettivo di superare i 1.100 promotori» spiega Armando Escalona, direttore commerciale di F&F Banca (gruppo Deutsche Bank).

«Per quanto riguarda il Gruppo Credem non abbiamo particolari segnali di migrazioni verso la consulenza indipendente, ritengo soprattutto grazie agli elementi fondamentali del nostro modello di business» dichiara Stefano Bisi, responsabile promozione finanziaria del gruppo Credem. E anche da Azimut confermano di non essere assolutamente preoccupati.
«Solo nel 2008 sono entrati nelle nostre reti circa 150 nuovi promotori finanziari di elevato profilo. Le principali motivazioni che portano tanti nuovi ingressi, e che sono le stesse per cui i nostri financial partner restano nel nostro Gruppo, sono: un modello unico sul mercato basato sull’indipendenza e sulla partecipazione diretta dei financial partner alla vita aziendale, piani di incentivazioni di lungo termine, un’immagine di alto livello e una reputazione costruita nel tempo».

Per la rete guidata da Matteo Colafrancesco invece è premiata la professionalità, soprattutto della propria rete. «Riteniamo che i nostri private banker siano gli attori sul mercato meglio posizionati in termini di requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza oltre che dei necessari requisiti patrimoniali. Non vediamo la consulenza indipendente come una minaccia bensì come un’opportunità per aumentare la qualità di sistema e tutelare maggiormente il cliente distinguendo e facendo chiarezza su chi offre un servizio di consulenza caratterizzato da una elevata integrità e competenza professionale, come noi ci sforziamo da sempre di fare» fanno presente dalla società.

Ma c’è anche chi ritiene che nonostante il business model e i nuovi ingressi i promotori debbano essere supportati adeguatamente. E’ il caso di FinecoBank. La rete guidata da Alessandro Foti aggiunge: “FinecoBank sta sviluppando nuovi supporti che consentiranno ai PF di offrire un servizio di consulenza qualificata ai clienti, nel rispetto delle norme di trasparenza e di adeguatezza vigenti. E proprio per puntare all’eccellenza, FinecoBank sta potenziando il servizio di Advice, ampliando la gamma dei prodotti coinvolti: non solo Sicav, ma anche Etf, obbligazioni, titoli di Stato, PcT”.

E per Zurich SIM nel futuro bisogna puntare sulla qualità del servizio, la vera chiave di volta. «Abbiamo sottoposto con successo alla Consob nello scorso novembre il nostro modello di consulenza che inizieremo ad implementare operativamente dalla fine di marzo; il nostro promotore avrà la possibilità di fare consulenza sul patrimonio che il cliente detiene con Zurich SIM ma anche presso nostri competitors, in quest’ultimo caso facendosi remunerare su parcella» spiega Gabriele Faa – responsabile commerciale di Zurich SIM. Un passo avanti verso la consulenza senza lasciare la casa-madre.

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