Una ripresa fragile

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di Private Banker 19 Marzo 2009 | 08:00
A un anno e mezzo dall’inizio della crisi del sistema finanziario mondiale, le banche italiane sono in condizioni migliori rispetto ai maggiori intermediari internazionali.

Le hanno difese un grado contenuto di leva finanziaria; un modello imprenditoriale saldo nel proprio ancoraggio alla tradizionale attività creditizia, radicato nel rapporto con la clientela, famiglie e imprese; un quadro regolamentare e una vigilanza prudenti. Il 2008 ha visto, nei maggiori centri della finanza internazionale, insolvenze repentine di grandi istituzioni e vasti, reiterati interventi di salvataggio pubblico.

La turbolenza finanziaria ha pesato sui bilanci delle nostre banche, ma in misura relativamente contenuta: dall’inizio della fase di instabilità finanziaria fino al terzo trimestre dello scorso anno, l’ultimo periodo per il quale sono note le relazioni trimestrali consolidate, i maggiori gruppi bancari italiani hanno registrato svalutazioni connesse con la crisi per circa 4,5 miliardi di euro, un ammontare significativo ma inferiore a quello delle principali banche estere. I profitti complessivi, pur riducendosi, sono rimasti positivi nei primi nove mesi del 2008.  Il capitale si è mantenuto su livelli nel complesso superiori ai minimi regolamentari. Le modalità di calcolo dei ratios patrimoniali dei gruppi italiani rispondono a criteri più prudenziali rispetto a quelli vigenti presso altri ordinamenti. Soprattutto dopo il fallimento del gruppo Lehman, il maggior rischio immediato per la stabilità del sistema finanziario internazionale è stato costituito dalla carenza di liquidità. L’Italia non ha fatto eccezione. Nel mercato delle transazioni interbancarie non collateralizzate gli scambi si sono ridotti su tutte le scadenze, quasi annullandosi su quelle oltre la settimana. I premi al rischio sono aumentati repentinamente. In questo momento le condizioni della liquidità sono meno tese. 

Lo spread tra il tasso sui prestiti interbancari a tre mesi senza garanzia e con garanzia, che aveva toccato i 185 punti base il 10 ottobre, si è progressivamente ridotto, portandosi negli ultimi giorni attorno a 90 punti base. Si sono riattivate le contrattazioni su scadenze leggermente più lunghe. Si intravede, anche oltre il breve termine, la riapertura di alcuni canali di finanziamento che si erano bloccati; in gennaio vi è stato qualche segno del riavviarsi del mercato delle obbligazioni, fatto importante in una fase in cui giungono a scadenza prestiti obbligazionari emessi dalle banche nel corso degli ultimi anni. Ma la ripresa è fragile, esposta a forti incertezze. Fornire liquidità al sistema perché in nessun momento si interrompesse il flusso del credito e dei pagamenti è stata per molte settimane la preoccupazione più urgente delle autorità. Le banche centrali hanno agito in modo rapido e coordinato; l’Eurosistema è stato uno degli attori chiave. Le garanzie introdotte dal Governo e dalla Banca d’Italia hanno sostenuto la fiducia nel sistema e aiutato la ripresa del mercato interbancario; ne abbiamo riferito in più occasioni. Il 2 febbraio scorso abbiamo avviato – in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana e la società e-MID – il Mercato interbancario collateralizzato, che permette agli intermediari di negoziare fondi interbancari in forma anonima e garantita dai rischi di illiquidità e insolvenza delle controparti. I tassi applicati in questo mercato sono risultati inferiori rispetto al segmento palese dell’e-MID e al fixing Euribor, riflettendo il contenimento dei premi per il rischio. Oltre che alle banche italiane, il MIC è aperto alle altre banche europee che rispettino i medesimi requisiti previsti per quelle italiane, previa intesa con le banche centrali dei rispettivi paesi.
 
Non giova compiacersi del pericolo scampato fin qui; occorre guardare avanti. In prospettiva la recessione dell’economia europea finirà inevitabilmente per pesare sui bilanci delle nostre banche. Rischi di credito emergono sia nei settori di attività tradizionale, sia nelle economie emergenti, al cui deterioramento il nostro sistema, come altri, è esposto. L’aumento degli accantonamenti a fronte di perdite su crediti peserà sui conti economici delle banche nell’anno in corso. I mercati scontano questo peggioramento nelle loro valutazioni. Occorre provvedere rafforzando i presidi prudenziali di fronte al deteriorarsi della congiuntura; creando al tempo stesso le condizioni per garantire flussi adeguati di credito, per evitare l’avviarsi di una spirale tra restrizione creditizia e peggioramento dell’economia.
Al di là del breve termine, la ripresa dell’economia reale è condizione essenziale per la solidità delle banche.
 
Mario Draghi lo scorso 21 ottobre ha così sintetizzato le sfide che attendono i mercati e i regulators nel nuovo anno. Occorre raccoglierle, con misure concrete. La ripresa è a portata di mano, ma per ricostruire la fiducia sui mercati ci vuole uno sforzo comune. 


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