Jackfly, un po' di luce in fondo al tunnel

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di Redazione 18 Marzo 2009 | 15:50
La professione dei promotori è difficile. E questo è ormai assodato. Ma che fosse anche pericolosa non tutti lo sapevano. Fino a quando non è stata raccontata la storia di Giacomo La Mosca, protagonista del romanzo JACKFLY. Da oggi lo potrai leggere on line su Bluerating.com

JACKFLY (73a  Puntata)

Sai perché mi sei sempre piaciuto, Jack? Perché sei uno che più botte prende più si rialza. Come Ercolino Semprimpiedi, sembra quasi che le botte ti servano per darti la carica. Volevi denunciare Salutti per estorsione. Avevi la registrazione della telefonata, ti è sembrato naturale. Poi il tuo avvocato penalista ti ha informato che non c’erano grossi elementi per una denuncia. Sarebbe stato meglio che non avessi informato Salutti del fatto che lo hai registrato. Infatti potevi aspettare che Salutti venisse a testimoniare nella tua causa di lavoro, e se avesse negato questa telefonata davanti al giudice avresti presentato il nastro e l’avresti denunciato per falsa testimonianza. Adesso hai solo un nemico in più. Controllati. Nei giorni successivi hai preso le cartelle dei clienti e il tuo archivio e li hai trasferiti da casa tua in Banca Amica che fortunatamente nel frattempo ti ha assunto.

Poi, povera anima innocente, hai cercato di coinvolgere la Consob. In fondo, ogni promotore finanziario paga 144 euro proprio alla Consob per poter esercitare questo lavoro: ottantamila promotori finanziari rappresentano circa dieci milioni di euro, ti devono ascoltare. E poi gettare fango su di te significava anche danneggiare i tuoi clienti, i risparmiatori, no? La Nattan influenzava le loro libere scelte – seguirti nella tua nuova banca, mollarti, pensarci su – diffondendo informazioni false e tendenziose. E loro, gentilissimi, certo, ti indicano una via molto semplice. Loro non fanno nulla, però tu puoi fare tutto: innanzi tutto, devi scrivere all’ufficio esposti, in triplice copia, poi raccogli le prove, te le fai convalidare da un avvocato, coinvolgi la Guardia di Finanza… e, mi raccomando, che le prove che siano inconfutabili! E a quel punto loro avrebbero valutato cosa fare. Vedi che ho ragione se dico che le botte ti fanno bene? Il buco nell’acqua con la Consob ti ha dato l’energia giusta per andare dal tuo nuovo amministratore delegato, il buon Roberto Cabrini, e chiedergli un anticipo sulle provvigioni.

«Un anticipo? E di che genere, scusi, La Mosca?»
«Mi servono almeno duecentomila euro.»
«Ho capito. Una robetta da nulla. Come mai, se è lecito?»
«Perché la Nattan mi ha chiesto di restituire gli anticipi sulle provvigioni che mi avevano accordato.»
 «Ah, capisco. E a quanto ammontano questi anticipi?»
«Duecentottantamila euro. Ma a gennaio me li restituiscono. »
«Uhm… Se gli sta facendo causa non le daranno nulla fino alla sentenza.»
«Tra dieci anni.»
«Meno. Comunque duecentottantamila euro sono una bella somma. Prendeva begli anticipi!»
 «Facevo bei risultati!»
«Sì, in un certo senso è una conferma che ho visto giusto quando l’ho presa con me.»
«Grazie.»
«Però, lei è anche un po’ un pirla, scusi.»
«Come?» Roberto Cabrini è un altro tutto diverso da te: piccoletto, con un bel pancino rotondo, chiaro e con due occhietti furbi. Il suo ufficio è antitecnologico. Il computer ce l’ha per forza, ma è nascosto dietro un beniamino. Neanche se ne vergognasse. Ti vede un po’ piccato e ti sorride.
«Su, non se la prenda, lei mi è molto simpatico.»
«Siccome le sono simpatico mi dà del pirla?»
 «Certo, perché mi pare che non si renda molto conto della situazione. Scusi, che cosa ha veramente combinato in Nattan se l’hanno sbattuta fuori in quattro e quattr’otto?»
«Non mi hanno sbattuto fuori, me ne sono andato.»
 «E sia. Non cambia niente. Cosa ha combinato?»
«Gliel’ho detto. Mi avevano fatto un contratto…»
 «Sì, sì, d’accordo, questo lo so. Ma poi?»
«Ero in contrasto con l’amministratore delegato.»
«Mancini. Lo conosco. Capisco che non è un tipo facile, ma ancora non mi basta. Dev’esserci sotto qualcos’altro.»
«Mah… non saprei.» Cabrini ti scruta con i suoi occhietti furbi.
 «È sicuro?»
 «Avevano dei prodotti che non mi piacevano.»
«Ah, questo è interessante. Insomma, lei è uno che rema contro.»
«No, io sono uno che vuole capir bene le cose. Che prima di vendere deve comprare. Che prima di prendere una posizione, vorrebbe capire da che parte stare.»
«Da che parte conviene stare?»
«No, da che parte è giusto stare. E poi, di solito, la parte giusta è anche quella conveniente.»
Il viso di Roberto Cabrini si allarga in un sorriso: «Quando pensa di restituirmi i duecentomila?» 
 

..continua leggi le puntate precedenti;  *tratto dal romanzo JACKFLY (www.jackfly.netdi Nicola Scambia (www.nicolascambia.net)
 

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