Banche – Il mark-to-market è la causa della crisi USA

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di Fabio Coco 3 Aprile 2009 | 12:30
Il Fasb ha ritenuto il principio del fair value e l’applicazione del mark-to-market, criteri di valutazione troppo stringenti e causa della recente crisi. Le banche necessitano di più libertà nel ritenere se il prezzo di un titolo è svalutato, a causa delle distorsioni del mercato.

Il Fasb, il Financial Accounting Standards Board, l’istituto di contabilità americano, ha ieri raccomandato alle banche, un utilizzo più soft della metodologia contabile market-to-market delle attività finanziarie, rea di essere una delle cause delle possibili sottovalutazioni degli enti creditizi sulle proprie poste, fattore che ha scatenato poi problemi di bilancio ed, a livello macro, l’attuale crisi economica.

Sarebbe stato rivisto, infatti, il principio contabile 157 del Financial Statement, che regola il criterio del fair value e la sua applicazione, il mark-to-market. Quest’ultima decisione della Fasb, come riporta il Sole 24 Ore, potrebbe creare una differenza nell’armonia tra i principi contabili europei e quelli americani, ancora in fase di convergenza. Le modifiche europee allo Ias 39, ad esempio, non hanno mai messo in secondo piano l’impiego del fair value, anzi, tutt’altro.

La decisione dell’istituto di contabilità, consente alle banche (e alle società finanziarie) di godere di maggiore libertà nel valutare quando un mercato è inattivo o stressato, di conseguenza rivelandosi meno stringente nella valutazione dei titoli. Le banche potranno decidere con più libertà se un mercato è attivo o meno, tramite la valutazione della loro operatività, delle variazioni dei prezzi nel tempo e tra gli operatori professionali, delle quotazioni non basate su informazioni attuali.

Sempre ieri, il Fasb ha emanato nuovi criteri nel giudizio delle perdite durevoli di capitale. Le perdite derivanti da altri fattori di rischio che non siano di credito (che va in conto economico), infatti, devono essere imputate a patrimonio netto, sempre che non sia probabile che l’investitore sia costretto a rivendere il titolo prima del recupero del suo costo. In pratica, gli intermediari finanziari, potranno evitare in futuro le svalutazioni, qualora ritengano che il prezzo di un’attività sia distorto a causa della crisi finanziaria.

Ci si attende ora che la riduzione delle perdite grazie a questi nuovi criteri, possano portare alle banche un 20% in più nei propri bilanci. Staremo a vedere cosa succederà.

Nella foto, George Batavick, membro del Financial Accounting Standards Board.

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