Nafop, cari promotori finanziari siete agenti di vendita

A
A
A
di Redazione 16 Aprile 2009 | 13:30
L’associazione dei consulenti finanziari guidata da Cesare Armellini risponde alla provocazione lanciata ieri dai pf ricordando a questa categoria professionale i limiti della loro attività da “monomandatari”.

Da Nafop, l’associazione di categoria dei consulenti finanziari indipendenti italiani, riceviamo una risposta in merito all’articolo “Cari consulenti, in più avete solo la parcella”. La pubblichiamo di seguito integralmente, lasciando ai nostri lettori la possibilità di commentarla, nella convinzione che si possa instaurare un dibattito costruttivo sul futuro delle due categorie professionali dei promotori finanziari e dei consulenti finanziari.

La risposta di NAFOP:
“Ciò che distingue il Promotore dal Consulente Finanziario Indipendente è l’assenza, nell’attività di quest’ultimo, di conflitto d’interesse
Il promotore finanziario lavora per un soggetto (banca o SIM) in conflitto di interessi, che è il nodo centrale dell’argomento ed è stato affrontato direttamente dalla Direttiva Europea; la MiFID, con l’istituzionalizzazione del consulente indipendente, ha voluto dare una risposta inequivocabile alla questione. Come previsto dal mandato, il promotore di fatto non lavora per il cliente ma per la banca ovvero il soggetto che lo remunera.

In merito alla differenza tra consulente e promotore, i due soggetti dal punto di vista formale e normativo sono diversi (il pf è un agente di vendita monomandatario di una banca o di una SIM, mentre il CFI è un professionista simile al commercialista o all’avvocato); il promotore vende il contratto di consulenza della sua mandante ed il cliente non è suo ma della banca/SIM per cui lavora. Quest’ultima, inoltre, può in ogni momento sostituire o sollevare dall’incarico il promotore, assegnando la sua clientela ad un altro soggetto.

In definitiva, un promotore finanziario potrebbe decidere se continuare a lavorare con la propria mandante oppure se lavorare per uno studio di consulenza indipendente; ovviamente, se ritiene di averne le competenze e le capacità, potrebbe esercitare direttamente l’attività e quindi non dover dividere la parcella relativa al proprio lavoro con un soggetto terzo.

E, per concludere, qualche spunto di riflessione sull’attività del PF:
1.    L’offerta del PF al cliente è legata agli accordi commerciali della mandante con le società prodotto;
2.    Il supporto al lavoro del PF non è quello di una società di analisi indipendente ma quello della mandante alla consulenza: utilizzerà quindi i report delle grandi banche d’investimento? I loro ratings? I loro software di asset allocation? Saranno tutti influenzati dalla presenza di conflitto d’interesse;
3.    Nessun PF potrà dire che, ad esempio, tutti i fondi monetari le unit, le index, ecc. sono spesso strumenti inefficienti in quanto la sua mandante ha accordi di commercializzazione di prodotti che sono nel catalogo del promotore stesso.
4.    Provocazione: immaginiamo un promotore della banca/rete di vendita X che crei una asset allocation con strumenti della banca Y … (al di là del fatto che comunque l’asset è “proposta” dalla banca/rete X e non dal pf stesso).

A cura di NAFOP

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Fee only, chi lascia e chi entra a settembre

Consulenti finanziari, è tempo di green pass. Ecco cosa scrive una rete ai propri cf

Tra radiati e sospesi, la vigilanza ha fatto 13

NEWSLETTER
Iscriviti
X