Banca IFIS, utile in calo del 7,6%

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di Fabio Coco 8 Maggio 2009 | 10:20
Cala l’utile di Banca Ifis, che passa dai 5,2 milioni di euro del trimestre 2008, agli attuali 4,8 milioni. La raccolta da clientela retail è stata pari a 499 milioni, con una straordinaria crescita del 216%, i debiti verso le banche sono calati del 49,4% essendo pari a 467 milioni di euro, infine il rapporto sofferenza/impieghi è quello atteso, pari all’1,4%.

Il consiglio di amministrazione di Banca IFIS, attiva nel finanziamento alle imprese quotate nel segmento Star di Borsa Italiana , ha approvato la relazione trimestrale al 31 marzo 2009.

L‘utile netto del trimestre è pari a 4,8 milioni di euro rispetto ai 5,2 milioni di euro dell’omologo periodo dell’esercizio precedente (-7,6%). La flessione è imputabile al notevole aumento dei costi operativi come conseguenza dei maggiori investimenti in termini di risorse umane e maggiori spese amministrative per l’incremento dell’operatività della Banca, nonché della maggiore presenza territoriale attuata in conformità alle strategie delineate nel piano industriale. La raccolta totale al 31 marzo 2009 risulta pari a 1.044 milioni di euro in diminuzione del 11% rispetto al 31 dicembre 2008.

In coerenza con il proprio posizionamento a supporto delle piccole e medie imprese, Banca IFIS ha privilegiato l’attività di finanziamento verso questo segmento di mercato caratterizzato da maggiori margini a fronte di minori volumi. Sono state in particolare eliminate operatività nei confronti di alcune controparti di grandi dimensioni caratterizzate da elevati volumi e modesta redditività. Il numero dei clienti operativi è passato da 1.990 al 31 marzo 2008 a 2.391 al 31 marzo 2009. La crescita nel numero dei clienti rappresenta il supporto sul quale costruire lo sviluppo atteso anche nei volumi.

Il margine di intermediazione si è attestato a 17,3 milioni di euro, in crescita del 16% rispetto a 14,9 milioni di euro dell’omologo periodo del 2008, evidenziando ancora una volta una marcata crescita, a conferma della capacità del Gruppo di produrre marginalità anche in un contesto macroeconomico difficile.

Il margine di interesse è stato pari a 5,9 milioni di euro rispetto a 6,2 milioni di euro del primo trimestre 2008. Le commissioni nette, invece, sono risultate pari a 11.390 mila euro, contro 8.735 mila euro del primo trimestre 2008 in aumento del 30,4%. Pur in presenza di una diminuzione del turnover (-5,2% rispetto al primo trimestre 2008), la clientela ha infatti aderito all’incremento nella remunerazione del servizio di gestione e garanzia dei crediti offerto dal Gruppo; tale incremento è dovuto sia all’aumento del numero dei clienti operativi, sia della complessità di gestione (causato dell’allungamento nei tempi di incasso da parte dei debitori ceduti), nonché all’aumento del rischio implicito nel portafoglio crediti in una congiuntura economica recessiva.

Le rettifiche di valore su crediti sono pari a 2,2 milioni di euro, contro rettifiche di valore nette nel primo trimestre 2008 pari a 1,3 milioni di euro, incremento, peraltro ampiamente atteso e minore rispetto alle previsioni, diretta conseguenza della congiuntura economica. In tale contesto, il rapporto sofferenze/impieghi è passato dall’1% al 31 dicembre 2008 all’1,4% al 31 marzo 2009 in linea con le aspettative. I costi operativi si sono attestati a 8,4 milioni di euro in aumento del 32% rispetto a 6,4 milioni di euro del primo trimestre 2008, come conseguenza degli investimenti nel potenziamento della struttura, in particolare in termini di risorse umane, i cui benefici economici saranno percepibili in un orizzonte temporale di breve/medio termine. Rispetto al quarto trimestre 2008, tuttavia, la voce risulta in diminuzione dell’1,8%.

“L’assetto della raccolta della Banca – ha dichiarato Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca IFIS – è cambiato in pochi mesi grazie alle azioni intraprese nel 2008, ed in particolare alla raccolta retail Rendimax che ha superato ad oggi i 500 milioni di euro. Per la prima volta la Banca si trova ad avere una struttura di funding che consente un’elevata autonomia rispetto alle fonti di finanziamento interbancarie. E’ un fatto molto positivo che ci consente di fronteggiare con ulteriore tranquillità la congiuntura economica nazionale ed internazionale, nonché di supportare al meglio il lavoro delle piccole e medie imprese”.

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