Consulenti vs promotori, facciamo chiarezza

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di Matteo Chiamenti 22 Maggio 2009 | 07:00
Un nostro lettore decide di inserirsi all’interno della diatriba sulla paternità della consulenza indipendente. Una visione sui punti focali della questione. Senza dare risposte, ma ponendo interessanti quesiti.

Scrivo questo intervento perché ritengo che la legislazione varata in materia di “Consulenza in materia di investimenti” contenga dei limiti e delle evidenti ingiustizie.

1) Prima di tutto ritengo giusto che il suddetto servizio di investimento possa essere erogato anche dalle SRL e SPA non Sim (grazie all’emendamento al TUF con l’art. 18 ter approvato, per ora, solo dal senato), oltre agli altri soggetti previsti (persone fisiche e giuridiche) in quanto riguarda la prestazione di “raccomandazioni personalizzate…..senza detenzione, neanche temporanea di denaro o di strumenti finanziari del cliente, da parte di chi eroga il servizio”; non si ha quindi intermediazione di denaro ma solo consigli;

2) il limite della legge sta nel fatto che i CFI persone fisiche non possono esercitare tale professione, utilizzando la forma “dello studio associato”, così come accade per altre professioni (avvocati, commercialisti etc..); questo è un limite ed un errore grave. Ai giovani che vogliono intraprendere, in forma associata, la professione di CFI si impone la forma giuridica minima della SRL (se passa l’emendamento anche alla Camera). E’ un bell’esempio di come agevolare l’inizio di una attività per soggetti che non hanno dei portafogli (quali promotori finanziari etc..);

3) l’ingiustizia più grande riguarda invece i soggetti, che in base agli artt. 2 e 7 del Reg. Mef 206/2008, possono accedere all’albo dei CFI senza sostenere la prova valutativa, cioè un esame teorico. Si tratta di soggetti, diplomati o laureati, che vantano una esperienza nel settore di almeno 2 anni. E’ semplicemente assurdo ed ingiusto:

a) equiparare i diplomati ai laureati (poi magari sul campo, i primi si rivelano più bravi dei secondi…ma questo è un altro discorso)
b) che un laureato in discipline economiche, con tesi in materia finanziaria, promotore finanziario senza esperienza, non rientri tra i soggetti che accedono direttamente all’albo. Quante volte bisogna dimostrare di capire qualcosa di mercati, strumenti finanziari, intermediari, teorie di portafoglio, gestione collettiva ed individuale, opa, ops, pianificazione finanziaria etc. etc….Non basta la laurea ed aver superato l’esame di PF? Bisogna dare un altro esame teorico?
c) perché si privilegia un diplomato con due anni di esperienza (che magari non ha mai preso un libro in mano), per acquisire la quale è stato remunerato, a discapito di un laureato e P.F. anche senza esperienza, che per acquisire le competenze ha dovuto sostenere notevoli costi?
d) Si crede veramente che un addetto al borsino con 2 anni di esperienza abbia più competenze di un laureato in discipline economiche, anche se non ha maturato esperienza sul campo; se così fosse, perché si leggono sempre lamentele vs il sistema?
e) spero che queste considerazioni possano essere prese in considerazione…anche se penso che sia una illusione…ma tutto ciò è profondamente ingiusto e sbagliato.
f) l’ennesimo albo a tutela di una professione è un’attentato alla libertà economica; è il mercato che deve decretare chi è capace o meno..non la solità lobby…soprattutto per soggetti che hanno già acquisito competenze teoriche di un certo livello.

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