Consulenti e promotori, amici per il risparmio

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 16 Giugno 2009 | 12:20
Il dott Siviero ha da poco avviato un suo studio personale di consulenza finanziaria a parcella. Quale occasione migliore per porgli qualche domanda su questa tematica e sul suo rapporto con il mondo dei promotori.

Partendo da questo articolo, ecco le domande di rito.

Matteo Chiamenti: Quali sono a suo avviso gli aspetti più attraenti della consulenza fee only, tali da averla spinta ad aprire un proprio studio?

Massimiliano Siviero: In primis, l’assenza, in questa professione, del conflitto di interessi e pertanto l’assoluta libertà per quanto riguarda l’indicazione degli strumenti finanziari che meglio si prestano al raggiungimento degli obiettivi dello specifico cliente.
Inoltre, la possibilità di offrire una consulenza che, partendo dall’analisi di portafoglio e passando per la creazione/modifica della asset allocation e del monitoraggio continuo, possa arrivare alla completa pianificazione finanziaria del cliente.
Ancora, il fatto di non aver budget da rispettare e obiettivi posti da qualcun altro che spesso possono essere in contrapposizione con quelli propri del cliente da soddisfare.

C: Rapportando la figura del consulente a quella del promotore, considera complementari i due profili professionali o destinati al conflitto?

S: Ritengo che il promotore e il consulente potranno essere complementari solo quando non si considereranno “rivali”. L’interesse principe per il consulente è il raggiungimento degli obiettivi del cliente attraverso l’utilizzo di investimenti finanziari efficienti, e la maggior parte dei prodotti del risparmio gestito non lo sono. Occorre migliorare il numero di quelli che offrono un rapporto rendimento/costo (rispetto ad un Benchmark corretto e appropriato) conveniente per il cliente. Si veda a tale proposito l’ultima analisi svolta dall’ufficio studi di Mediobanca sui fondi aperti di diritto italiano: solo il 13% dei fondi italiani ha superato il Benchmark nel 2007. Allargando l’orizzonte temporale, nel triennio 2005-2007, nel quadriennio 2004-2007 e nel quinquennio 2003-2007 la percentuale di fondi comuni aperti che ha battuto il Benchmark è scesa e si è attestata all’1%. E i costi che gli investitori continuano a sostenere nel risparmio gestito tendono ad essere ancora piuttosto elevati.

C: Una volta che vedrà la luce il nuovo albo dei consulenti, secondo lei la figura del promotore non perderà di fascino?

S: Non credo. Sono professioni completamente diverse. Ci sarà certamente un travaso tra le due attività, anche grazie alla possibilità, per i promotori, di essere iscritti d’ufficio all’albo dei consulenti se sono rispettate determinate condizioni. Molti promotori difficilmente riusciranno a fare a meno della provvigione e pertanto continueranno a lavorare con il mandato. Ma è molto probabile (e mi auguro) che col tempo le società mandanti rivedranno un po’ i costi da far sostenere agli investitori al fine di rendere più competitivi i propri prodotti. E questo grazie anche al crescere della nuova professione di consulente.

C: Secondo lei il mondo del risparmio gestito ha imparato qualcosa dalla crisi o pensa che tutto tornerà come prima?

S: Credo che qualcosa abbia imparato. Per lo meno me lo auguro. Certamente, anche l’affermazione della consulenza e la nascita del nuovo albo non potrà che aiutare sempre di più gli investitori a scegliere i prodotti migliori e a stimolare le società di gestione a fare sempre meglio in termini di offerta.

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