SIM "leggere", ma verso quale indipendenza?

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di Fabio Coco 19 Giugno 2009 | 12:45
La normativa Mifid lascia dei dubbi riguardo al requisito di indipendenza di chi intende erogare un servizio di consulenza. Un altro nodo da sciogliere riguarda il conflitto di interessi tra chi presta consulenza ed, al contempo, ha l’esigenza di collocare prodotti finanziari di altre istituzioni.

Al fine di evitare un conflitto di interessi secondo l’articolo 18 (18 bis e 18ter) Mifid, si impedisce ai consulenti indipendenti di ricevere commissioni da banche o altre società, ma non vengono ben definite dalla legge altre questioni chiave, come, ad esempio, se ridurre i costi di gestione che un cliente paga su un dato prodotto sottoscritto in banca, sia lecito o sia comunque paragonabile ad un conflitto di interesse. Più che un conflitto, la controversia sta diventando battaglia tra le SIM e le Autorità, al fine di intervenire sulla regolamentazione riguardo la consulenza.

Si è svolto ieri in provincia di Verona il Tavolo di lavoro tra le diciotto SIM di consulenza riunite, di cui 15 già autorizzate dalla Consob all’esercizio di consulenza, senza detenzione neppure temporanea di liquidità dei clienti, e 3 in attesa di autorizzazione. Scopo dell’incontro il confrontarsi sul mondo della consulenza, su un albo dei consulenti che stenta a decollare, sulle indicazioni tracciate dalla normativa Mifid e su un Organismo di categoria non ancora approvato.
 
L’obiettivo delle SIM coinvolte è quello di “elaborare proposte e soluzioni condivise, al fine di presentare iniziative di confronto con le Autorità competenti nonché attività di formazione, informazione e comunicazione, anche coordinate con istituzioni, sia pubbliche che private”, aveva affermato qualche giorno addietro Massimo Scolari, il Rappresentante del Tavolo di Lavoro delle Sim di Consulenza (articolo “SIM di consulenza, al via un tavolo di lavoro”).

All’evento hanno partecipato i principali responsabili delle seguenti società di intermediazione mobiliare: Abs Consulting Sim; Advin Partners Sim; Ambrosetti Asset Management Sim; Be Cube Sim; Diaman Sim; Financial Innovations Sim; Finlabo Sim; Galileo Finance Sim; Global Wealth Advisory Sim; Investitori Associati Consulenza Sim; Jc Associati Sim (in attesa di autorizzazione); J. Lamarck Sim; Maxos Sim; Mfo Multi Family Office Sim; Private Consulting Sim (in attesa di autorizzazione); Prometeia Advisor Sim; Tosetti Value Sim e 81 Sim Family Office (in attesa di autorizzazione).
Il concetto di indipendenza è uno dei punti più controversi. La regolamentazione Mifid, in vigore dal 2007, difatti lascia spazio a diverse letture.

Innanzitutto non chiarisce bene chi può realmente erogare il servizio di consulenza finanziaria tra SIM di consulenza, SIM autorizzate anche al collocamento e consulenti finanziari indipendenti. Rispetto alla Consob, nella Mifid viene a mancare quella chiara distinzione tra consulenza indipendente e consulenza strumentale. In sostanza si può davvero essere indipendenti? Questo il vantaggio delle SIM rispetto a banche e reti, ma in cosa consiste davvero questo requisito, dichiarato poi da gran parte di coloro che sostengono di far consulenza? L’indipendenza è un requisito, una condizione necessaria perché vi sia consulenza.

Tuttavia, questa condizione non è limitata solo ai consulenti fee only, ovvero a coloro che non  percepiscono commissioni da banche, SIM, assicurazioni o Sgr, ed erogano un servizio di consulenza puro al cliente, privo della vendita di prodotti finanziari, ma bisogna far chiarezza a quali altre categorie possa estendersi. Ad esempio, il promotore finanziario iscritto regolarmente all’Albo, che presta consulenza e poi ha l’incarico da parte di una banca, per esempio, di vendere un determinato prodotto finanziario, evidenzia chiaramente un conflitto d’interesse tra il curare gli interessi della banca e quelli del cliente.

Se il promotore decide di erogare consulenza, deve lasciare il proprio albo per iscriversi a quello dei consulenti. Il consulente finanziario, infatti, è indipendente ed ha l’obbligo normativo di non avere rapporti di tipo strutturale o economico con le banche, né riceve provvigioni, ma solo parcelle dal cliente, unico suo interesse. In sostanza, c’è bisogno di regole precise e chiare per tutti, chiarendo le lacune e le controversie lasciate aperte dalla Mifid e dalla legge, di modo che il mondo della consulenza possa trovare, finalmente, delle regole nette e trasparenti.

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