Istituzioni – Per ABI il credito è tutto da sviluppare

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Avatar di Marcella Persola 23 Giugno 2009 | 10:32
Il livello di sofferenze in Italia è passato dal 5,3% al 2,7%, quindi allontaniamo gli allarmismi sull’indebitamento medio delle famiglie italiane. Sono e restano delle formiche, anche e soprattutto grazie alle banche. Almeno per ABI.

Nessun livello di indebitamento preoccupante per le famiglie italiane. Anzi, il rapporto tra famiglie e credito in Italia non presenta problemi di rischiosità in quanto le sofferenze restano sotto il controllo e grazie all’aiuto delle banche le famiglie continuano a ricevere il sostegno di cui hanno bisogno.

E’ questa la fotografia emersa dal convegno organizzato oggi a Roma da ABI, in collaborazione con Assofin, dal titolo “Credito alle famiglie nel 2009”. Gli impieghi alle famiglie consumatrici anche se in un trend decrescente, sono cresciuti tra marzo 2008 ad aprile 2009 del 4,1% raggiungendo la soglia di 375 miliardi. Per quanto riguarda le principali tipologie di finanziamento, la parte del leone continua a farla il mutuo con il 49,9% degli impieghi seguito dai prestiti personali al 7,3%, quelli finalizzati al 9% e una percentuale minima riguarda invece la cessione del quinto dello stipendio (1,5%) e le carte di credito revolving (3,2%).

A fine 2008 secondo l’associazione presieduta da Corrado Faissola in Italia i debiti finanziari complessivi delle famiglie erano di poco inferiori al 60% del reddito disponibile. Dato che se confrontato con quello degli altri paesi europei mostra la mancanza di sviluppo di questo mercato. Infatti il dato italiano è inferiore sia ala media dell’area euro (93%), sia a quello spagnolo (130%), sia a quello tedesco (90%) sia a quello belga e francese pari all’80%.

Allo stesso tempo secondo l’ABI non si può parlare di un livello di sofferenze molto alto. In Italia infatti negli ultimi 7 anni il livello di quest’ultime è passato dal 5,3% al 2,7%, segno che le banche hanno agito con prudenza, erogando credito a chi aveva le carte in regola. Un ulteriore plauso alle banche allora, chissà però che ne pensano le associazioni dei consumatori.

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