Trimestrali: banche USA sopra le attese, al palo Morgan Stanley

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Si chiude il secondo giro di trimestrali, con risultati inaspettati, soprattutto in riferimento alla crisi dei mercati finanziari e creditizi. Meglio del previsto Goldman Sachs e JP Morgan, bene anche Wells Fargo e Bank of America, seppur ancora con alcune sofferenze in bilancio da registrare; delude solo Morgan Stanley, che sconta la restituzione delle risorse ricevute dal governo attraverso il programma TARP. Si tratta del terzo trimestre in rosso consecutivo.

Avatar di Fabio Coco23 luglio 2009 | 09:20

Le principali banche americane chiudono il secondo trimestre con risultati sorprendenti, ad eccezione di una. 

Buone notizie per [s]Goldman Sachs[/s], che chiude le seconde [a]trimestrali[/a] con risultati sopra le attese. Rispetto all’analogo periodo del 2008, la banca americana ha riportato utili in aumento del 33%, a quota 2,7 miliardi di dollari, ossia utili per azione pari a 4,93 dollari. La trimestrale va oltre le previsioni degli analisti, con ricavi pari a 13,8 miliardi di dollari, contro i circa 11,2 attesi.  In buona salute si dimostra essere anche JP Morgan, con numeri nuovamente sopra le attese. Gli utili netti schizzano a 2,72 miliardi di dollari, in rialzo del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche i ricavi sono aumentati in maniera decisa, arrivando a quota 27,7 miliardi di dollari. Le attese del mercato si erano fermate a delle aspettative di una cifra non superiore ai 25,4 miliardi di dollari. L’utile per azione fa segnare quota 28 centesimi di dollaro, contro i soli 5 centesimi delle attese. Il buon andamento della banca statunitense, che ricordiamo essere l’unica fra i grandi istituti americani che anche dopo lo scoppio della crisi ha comunque sempre fatto registrare conti trimestrali in utile, è soprattutto dovuto al rimborso dei fondi ottenuti nell’ambito del piano di aiuto del governo USA.

Inattesi anche i risultati di [s]Wells Fargo[/s], che ha chiuso il secondo semestre con un utile pari a 3,2 miliardi di dollari, ovvero 57 centesimi per azione, con una crescita dell’81% sul 2008. Il fatturato è cresciuto, invece, del 28% a 22,5 miliardi di euro. Questi numeri non sono stati anticipati dagli analisti, i quali stimavano un utile per azione attorno ai 34 centesimi e 20,5 miliardi di fatturato. Tuttavia, Wells Fargo ha registrato anche accantonamenti per 700 milioni di dollari e svalutazioni per 463 milioni sulle sofferenze nel portafoglio prestiti. Trimestrale decisamente positiva anche per Citigroup. L’utile netto è stato pari a 4,3 miliardi di dollari. Il gruppo ha beneficiato della vendita a Morgan Stanley della divisione Smith Barney, con un guadagno di 6,7 miliardi di dollari. I ricavi sono aumentati esponenzialmente, passando dai 17,6 miliardi del secondo trimestre 2008 ai 30 miliardi di quest’anno.

Pure per [s]Bank of America[/s] i [a]risultati[/a] sono positivi, ma un po’ in chiaroscuro. Infatti il colosso americano vede aumentare i propri ricavi, mentre gli utili sono in calo. Gli utili di BoA si attestano sui 3,2 miliardi di dollari, in calo del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma meglio delle attese degli analisti. L’utile per azione è stato di 0,33 dollari, contro i soli 28 centesimi di dollaro che gli analisti si attendevano.  I ricavi invece sono in aumento del 60%, facendo segnare quota 33,1 miliardi di dollari. I ricavi sono in gran parte dovuti all’acquisizione di Merril Lynch. Tuttavia, anche Bank of America ha registrato perdite ed accantonamenti su mutui e prestiti.

L’unica a chiudere in perdita è Morgan Stanley. Alla fine di giugno il gruppo MS ha perso 159 milioni di dollari, pari a 1,37 dollari per azione, contro l’utile di 689 milioni dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi netti del periodo sono stati di 5,4 miliardi di dollari, contro i 6,1 miliardi del secondo trimestre dello scorso anno. Aumentano le spese non legate a interessi finanziari, che passano da 5,2 a 6 miliardi di dollari. In aumento anche i costi del personale, che segnano un rialzo da 3,1 a 3,9 miliardi di dollari. L’ammortamento accelerato relativo all’emissione di titoli privilegiati necessari per ripagare i fondi del TARP, ha generato un impatto negativo di 0,74 dollari per azione.

Per chiudere in bellezza, ricordiamo che da inizio anno, i fallimenti di istituti creditizi negli USA hanno ammontano a quota 52, rispetto ai 25 che si sono verificati in tutto il 2008. E pensare che per i prossimi anni i soliti analisti hanno previsto il fallimento di ben mille istituti. Che si tratti anche in questo caso di cifre sottostimate?


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