Care banche, è ora di investire sui promotori

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di Francesco D'Arco 31 Luglio 2009 | 13:30
A leggere i giornali di questa settimana di fine luglio, la crisi finanziaria, esplosa con il crollo di Lehman Brothers e paragonata al crack del 29, sembra aver imboccato la via della conclusione.

I listini mondiali corrono sulla scia delle trimestrali migliori delle attese e si riposizionano sui livelli di nove mesi fa. Il ministro Tremonti ha assicurato che l’Italia non è in declino. Barack Obama ha tranquillizzato tutti parlando di una ripresa dell’economia. E la Consob ha annunciato che oggi 31 luglio cadranno i divieti sullo short selling.
Dopo una settimana come quella appena trascorsa viene spontaneo tirare un sospiro di sollievo e pensare che sia tutto finito. Ma poi arriva il Fondo Monetario Internazionale e tutti fanno un passo indietro. L’economia dell’Eurozona resta in recessione secondo FMI.

“Ci sono segnali di miglioramento ma non la ripresa”. Per il 2009 il Pil di Eurolandia si ridurrà del 4,8% e per il 2010 dello 0,3 %. Festeggiate pure per questa settimana di sole, ma non dimenticate che il sistema finanziario “rimane ancora sotto stress”.
È questo il messaggio del Fondo Monetario Internazionale che invita tutti a guardare i numeri con una visione di lungo periodo.
È questo quello che proviamo a fare noi e a una rapida occhiata emerge chiaro uno scenario: la crisi non è finita. È sicuramente più definita nei suoi confini, ma non si è conclusa. Però c’è un settore sul quale è possibile fare leva per riportare fiducia nel sistema, riequilibrare i bilanci, riportare le banche a fare utili (possibilmente sani), e perché no, rinvigorire l’intero sistema finanziario. Questa leva si chiama risparmio gestito.

Tre realtà italiane come [s]Mediolanum[/s], [s]Azimut[/s] e Banca [s]Generali[/s] hanno avuto utili semestrali in crescita grazie al risparmio gestito, ma soprattutto un’intera categoria professionale da otto mesi consecutivi è riuscita a riportare gli italiani sulla via dei fondi comuni (e non solo).  Stiamo parlando dei promotori finanziari che vantano quasi un anno di raccolta netta positiva e che nei primi sei mesi del 2009 hanno raccolto circa 3,5 miliardi di euro con i soli fondi comuni (miliardi che salgono a 5 se si considerano anche gli altri prodotti). Otto mesi di raccolta positiva, otto mesi di consulenza finanziaria, otto mesi di intensa attività volta a dare fiducia a un intero settore e a riportare le banche in utile.

Ma se eliminiamo le solite (poche) realtà che da sempre investono nel gestito e nei promotori, sono ancora troppe le banche italiane che considerano fondi comuni e pf un business secondario. Questo è il momento di cambiare rotta. La crisi di liquidità si è ridotta. Gli italiani tornano a investire nei (o almeno valutare i) fondi comuni.

Care banche o scommettete adesso su risparmio gestito e promotori o perdete un’occasione per beneficiare in futuro degli utili che un business come questo può garantire.

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