Patto Agricole-Generali, Catricalà dà tempo ad Intesa

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di Fabio Coco 7 Agosto 2009 | 07:40
L’Antitrust ha dato ulteriori 90 giorni all’istituto di Passera per curare la propria difesa sul patto Credit Agricole-Generali. Il termine di chiusura del procedimento, quindi, è stato prorogato al 14 gennaio 2009.

L’Antitrust, nella delibera di ieri sera, ha prorogato al 14 gennaio 2010 il termine per chiudere la procedura di inottemperanza avviata il 14 maggio scorso nei confronti di Intesa Sanpaolo, in riferimento al patto tra Crédit Agricole e Generali. L’Autorità di [p]Antonio Catricalà[/p], si legge in una nota, ha accolto la richiesta della banca di avere 90 giorni in più a disposizione per la difesa.

L’Autorità garante della concorrenze e del mercato, infatti, ha deliberato “di prorogare il termine di chiusura del procedimento, avviato nei confronti della società Intesa SanPaolo S.p.A. con provvedimento del 14 maggio 2009 n. 19874 ed esteso con provvedimento del 1° luglio 2009, n. 20023, sino al 14 gennaio 2010 e che le parti potranno presentare eventuali memorie scritte e documenti entro e non oltre il 14 novembre 2009”.

Il patto siglato tra la banca francese e Generali sul 10,89% complessivo del capitale di Ca’ de Sass, peraltro consistente in una prima versione di aprile ed in una seconda definita più “light” di fine giugno (L’Antitrust boccia anche la “nuova intesa” di Credit Agricole), proseguirà quindi sino al 2010.

Come riportato più volte da Bluerating, si ricorda che il patto nasce dalla necessità di Crédit Agricole di non imputare a bilancio una svalutazione della quota del 5,82% detenuta in Intesa Sanpaolo, pari a complessivi 1,5 miliardi di euro. Tale svalutazione non ricorrerebbe se la posta a conto economico fosse ritenuta come strategica, definizione possibile tramite la stipula del patto in questione. Ad ogni modo, si attende al riguardo la decisione dello Iasb sulla riforma dello Ias 39, concernente la classificazione in bilancio degli strumenti finanziari, fattispecie che potrebbe condurre l’istituto francese a fare a meno del famoso patto.

A completare il discorso, gli impegni assunti da Intesa nel 2006, in occasione della fusione con Sanpaolo IMI, per i quali Crédit Agricole avrebbe dovuto ridurre la propria quota nella banca sotto il 5% entro il 2008 e sotto il 2% entro l’anno corrente e senza partecipare alla governance dell’ente creditizio. La procedura di inottemperanza nei confronti di Intesa Sanpaolo da parte di Catricalà è scattato allorché con il patto, Crédit Agricole intendeva partecipare con Generali alla presentazione della lista per il nuovo consiglio di sorveglianza dell’istituto di Passera, senza peraltro aver ridotto le soglie di partecipazione previste nei 2 anni.

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