Promotori Finanziari – Volemose bene

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 25 Agosto 2009 | 08:20
L’affetto nei confronti del cliente non sempre basta. La storia della recente sospensione del promotore Marcello Ferrante ce lo ribadisce.

Essere promotore finanziario ha i suoi pro e i suoi contro. Tra gli aspetti positivi come non citare la possibilità di instaurare solide, amichevoli e dirette relazioni con i clienti; se però ci soffermiamo sui problemi della professione, non si può non considerare il “peso” della gestione dell’altrui fiducia. E patrimonio. Se non si valuta con attenzione quest’ultima variabile, anche i più bonaccioni pf potrebbe ritrovarsi un bel giorno sospesi; e non c’è romanesco buonismo che tenga.

E’ infatti proveniente dalla capitale Marcello Ferrante, neo sospeso per un periodo di due mesi da parte di Consob, all’epoca facente parte della rete distributiva di Banca Euromobiliare S.p.A. e, dal 2004, di Credito Emiliano (con il quale ha concluso poi il rapporto di lavoro). Nella delibera Consob risulta palese il contrasto tra la ferrea accusa di una vecchia cliente (non censita negli archivi anagrafici Credem, pur essendo stata in passato cliente di Banca Euromobiliare, società dello stesso gruppo) e le romantiche dichiarazioni difensive del promotore. Se infatti la signora X narra che il pf le avrebbe proposto un investimento (a fronte del quale era necessario aprire un conto corrente presso Iw Bank consegnandogli i codici e la password necessari per compiere operazioni di trading on line) con rendimento garantito del 10% netto, senza rischi per il capitale investito, a fronte di una commissione del 40% dei complessivi profitti conseguiti, che gli sarebbe dovuta essere corrisposta su sua richiesta, senza scadenze prefissate, il signor Ferrante racconta che la stessa gli avrebbe chiesto, a mero titolo amicale e del tutto spontaneamente, di essere aiutata nella gestione dei propri risparmi in nome di “un rapporto di sincera amicizia, fondato su reciproca stima e su profondo rispetto”.

Un’amicizia che sembra non aver influito sulla scelta della cliente, la quale, nel dicembre 2006, insoddisfatta dell’andamento dei suoi investimenti e del comportamento del promotore (che aveva richiesto il pagamento di un’ulteriore commissione pur a fronte del negativo andamento dei suoi investimenti)  ha posto fine al rapporto con questi intrattenuto, rivolgendosi ad un legale per la tutela dei suoi diritti ed inviando, invano, allo stesso Ferrante una richiesta di risarcimento delle perdite subite; il tutto ha portato alla successiva pronuncia di Consob, secondo la quale il sig. Ferrante ha posto in essere attività in grave contrasto con il corretto svolgimento dell’attività di promotore finanziario, non valendo in senso esimente né l’affermata natura amicale dei rapporti intercorsi con la cliente, né l’asserita omogeneità con le proprie personali scelte di investimento delle indicazioni fornite alla stessa cliente. Perchè i “volemose bene” finiscono là dove iniziano a costar soldi.

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