Patto Agricole-Intesa non ha nessun motivo funzionale

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di Fabio Coco 4 Settembre 2009 | 12:30
Questo il pensiero espresso da Antoine Bernheim, presidente di Generali: è stato un accordo occasionale per fare un favore alla banca francese.

Il patto tra Intesa Sanpaolo e Credit Agricole sulla partecipazione del 10,89% di Generali, non ha alcuna motivazione funzionale. Ad affermarlo, come riporta Asca, è il presidente di Generali [p]Antoine Bernheim[/p], a margine di un incontro tenutosi oggi a Villa D’Este (Cernobbio).

“E’ stato un accordo occasionale – ha dichiarato Bernheim – per fare un favore all’Agricole, non ha alcuna motivazione funzionale”.

Dal canto suo, Credit Agricole si difende per voce di Ariberto Fassati: “Noi non abbiamo nessuna procedura con l’Antitrust, ce l’ha Intesa Sanpaolo”.

Peraltro, si rammenta come l’Antitrust ha recentemente prorogato al 14 gennaio 2010 il termine per chiudere la procedura di inottemperanza avviata il 14 maggio scorso nei confronti di Intesa Sanpaolo, in riferimento al patto tra Crédit Agricole e Generali.

Il patto siglato tra la banca francese e Generali sul 10,89% complessivo del capitale di Ca’ de Sass, peraltro consistente in una prima versione di aprile ed in una seconda definita più “light” di fine giugno, proseguirà quindi sino al 2010.

Il patto nasce dalla necessità di Crédit Agricole di non imputare a bilancio una svalutazione della quota del 5,82% detenuta in Intesa Sanpaolo, pari a complessivi 1,5 miliardi di euro. Tale svalutazione non ricorrerebbe se la posta a conto economico fosse ritenuta come strategica, definizione possibile tramite la stipula del patto in questione.

A completare il discorso, gli impegni assunti da Intesa nel 2006, in occasione della fusione con Sanpaolo IMI, per i quali Crédit Agricole avrebbe dovuto ridurre la propria quota nella banca sotto il 5% entro il 2008 e sotto il 2% entro l’anno corrente e senza partecipare alla governance dell’ente creditizio. La procedura di inottemperanza nei confronti di Intesa Sanpaolo da parte di Catricalà è scattato allorché con il patto, Crédit Agricole intendeva partecipare con Generali alla presentazione della lista per il nuovo consiglio di sorveglianza dell’istituto di Passera, senza peraltro aver ridotto le soglie di partecipazione previste nei 2 anni.

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