Istituzioni – Per Giannini (ISVAP) regole uniformi e stop ai bonus non virtuosi

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di Marcella Persola 17 Settembre 2009 | 12:00
Nuova stoccata contro i bonus. Questa volta a puntare l’indice contro le remunerazione garantite anche a soggetti poco virtuosi è il presidente di ISVAP, Giancarlo Giannini, che nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati non perde l’occasione per ricordare che serve ”un nuovo assetto di regole e di pratiche di vigilanza che sia davvero europeo”

In particolare il presidente di ISVAP, autorità di vigilanza del mercato assicurativo, ha sottolineato che: «sarebbe deleterio se l’armonizzazione avvenisse in termini compromissori livellando verso il basso le regole e le prassi di vigilanza»

E tenuto conto di questo un buon impianto di regole deve tenere conto della specificità del settore. Secondo Giannini è necessario prevedere ”periodici stress test” e ”rivisitare” il sistema degli stipendi e dei bonus ai manager affinché vadano a premiare soltanto i comportamenti virtuosi. E nel ricordare che il settore assicurativo sta reagendo bene alla crisi ha precisato che «nei primi otto mesi del 2009 la raccolta netta è tornata significativamente positiva».

Ma tale risultato è dovuto essenzialmente «all’andamento dei prodotti tradizionali che beneficiano di un contestuale aumento dei premi e di una contrazione della dinamica dei riscatti» ha spiegato il presidente di ISVAP. Dal punto di vista degli investimenti invece «si e’ passati da un saldo plusvalenze e minusvalenze latenti negativo che ha toccato il picco di circa 10 miliardi nell’ottobre 2008 ad uno positivo, a fine agosto 2009, per circa 11,5 miliardi».

Sembra che in tale audizione il presidente di ISVAP abbia voluto togliere i dubbi sui giudizi negativi espressi da Moody’s nella giornata di ieri sulle prospettive del settore assicurativo italiano. Per la società di rating le prospettive negative delle compagnie italiane sono legate principalmente a cambiamenti strutturali del settore e solo in parte alle ripercussioni della crisi finanziaria.

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