Morgan Stanley: serve un regolatore unico

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Avatar di Fabio Coco 1 Ottobre 2009 | 08:40
John Mack, amministratore delegato della banca, ha sottolineato l’esigenza di un’istituzione regolamentratrice centrale, che supervisioni l’operato degli istituti finanziari dei vari Stati, donde evitare diversità di regolamentazione che penalizzino gli enti creditizi soggetti a normative più stringenti.

Secondo l’amministratore delegato di Morgan Stanley [p]John Mack[/p], occorrerebbe che un regolatore unico supervisionasse le istituzioni finanziarie di tutto il mondo. “Abbiamo bisogno di un sistema generale di gestione del rischio che ogni Stato accetti” ha dichiarato a Bloomberg. “Non si tratta di una gestione del rischio sistemico limitato al mercato Usa, ma globale”. Con queste parole, il manager della banca ha voluto ribadire come le diversità di regolamentazione possono avvantaggiare o svantaggiare l’operato degli enti creditizi nazionali.

Un regolatore globale, infatti, assicurerebbe che le banche americane non siano soggette a regolamentazioni più stringenti rispetto a quelle presenti negli altri Paesi. Questo il timore espresso da John Mack ieri a New York, alla televisione di Bloomberg. Inoltre, ha proseguito nel suo pensiero il dirigente di Morgan Stanley, la spinta verso una maggior regolamentazione normativa in tempi di crisi si è indebolita, da quando l’amministrazione Obama ha perseguito altri compiti. Un’accusa velata quella di Mack, contro una certa indulgenza da parte del governo americano a continuare a sorvegliare il settore finanziario dopo che il peggio è alle spalle. “Credo che la crisi sia finita”, ha poi aggiunto l’amministratore delegato.

Il discorso di Mack, successivamente, si è poi rivolto anche alle politiche remunerative da parte delle banche. “Wall Street deve prestare maggiore attenzione ai modi in cui ricompensa i propri dipendenti. Vi sono diverse metodologie per ricompensare le persone”. La questione bonus, infatti, preoccupa tutto il mondo finanziario, ed è stato uno degli argomenti più discussi a Pittsburgh. Una soluzione che metta d’accordo tutti, però, è ancora lontana dall’esser reperita.

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