Assogestioni boccia la previdenza italiana

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Avatar di Giacomo Berdini 1 Ottobre 2009 | 14:30
I risultati raggiunti dalla previdenza complementare italiana sono scoraggianti, la politica condotta nei confronti dei giovani lavoratori è fallimentare. Questo è stato il giudizio di Assogestioni e del suo presidente sul sistema pensionistico italiano.Bisogna intervenire per cambiarlo.

La previdenza complementare italiana non si è adeguatamente sviluppata a livello aggregato, ha sostenuto chi ne aveva meno bisogno trascurando quasi del tutto le categorie che più necessitavano di una copertura.
Questo il giudizio severo espresso dal presidente di Assogestioni Marcello Messori, durante l’audizione della commissione lavoro e previdenza del Senato, nell’esposizione dell’analisi conoscitiva riguardo le forme pensionistiche.

In primo luogo il presidente Messori ha messo in risalto l’attuale andamento dei tassi di adesione delle diverse forme, dipingendo una situazione che è ben lontana da quella attesa. Alla fine del 2008, infatti, il tasso medio di adesione alla previdenza italiana è scesa e si è attestata intorno al 20%. Nello stesso anno le nuove adesioni  sono incrementare soltanto del 9%, percentuale che si riduce al 6,5% considerando le uscite.
Per lo più “una quota non trascurabile degli iscritti non versa, da tempo, alcun contributo”, fa notare Messori.

Se è vero che la crisi ha influenzato i risultati della previdenza, ci sono effetti negativi che prescindono da essa.
A fine 2006 il tasso di adesioni tra i lavoratori dipendenti era inferiore al 15% e secondo le stime del governo doveva arrivare al 55% entro il 2008. Il tasso raggiunto del 21% è quindi meno della metà rispetto ai pronostici; un risultato scoraggiante.
Particolare preoccupazione il presidente di Assogestioni dimostra verso il mondo dei giovani lavoratori, lasciati senza una copertura pubblica sufficiente a garantire loro un tenore di vita adeguato in età pensionistica.
“La previdenza complementare italiana ha avuto un discreto successo di adesione e di gestione per quella fascia più stabile di lavoratori dipendenti che, data la loro età, otterrà comunque un elevato tasso di sostituzione dal primo pilastro pubblico”, si legge nel comunicato, “Viceversa è stata fallimentare per le fasce più deboli e più giovani di lavoratori, che non potranno vivere decorosamente l’età post-lavorativa in base alla sola pensione pubblica.”.

L’intervento di Assogestioni si inserisce nell’auspicio di un intervento normativo teso a consentire un adeguato sviluppo della domanda e offerta del secondo pilastro previdenziale: “È urgente correggere una situazione così distorta”.

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