Derivati, non abbiamo imparato nulla

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Avatar di Redazione 14 Ottobre 2009 | 09:30
A qualcuno ancora sfugge che in ambito finanziario il reale contenimento della spesa pubblica passa anche attraverso una corretta gestione del rischio.

Sono quotidianamente a contatto con le banche per individuare, arginare ed eliminare l’azzardo che pende in capo alle Aziende alle quali sono stati venduti strumenti particolarmente complessi che, nella stragrande maggioranza dei casi che ho analizzato, con le coperture non c’entrano proprio nulla; e poi dei gravi rischi che pendono, non tanto sulle singole Amministrazioni che hanno sottoscritto contratti derivati, ma sui cittadini che gli Enti rappresentano, perché su di loro cade l’onere della gestione di questi strumenti. Ed è a questo proposito che vorrei dedicare alcune riflessioni sulla reale “evoluzione” della finanza operativa per gli Enti Locali.

Si inizia sempre con una opportunità: quella della gestione attiva (o dinamica) del debito: la cosiddetta liability management (gestione del passivo). La modalità, invece, attraverso la quale si concretizza questa funzione, fa parte del Risk Management (gestione del rischio), ovvero l’attitudine di un prodotto, meglio, di uno o più strumenti, anche combinati tra loro, ad evitare l’esposizione ai movimenti sfavorevoli di una determinata attività. Dunque, l’obiettivo – stiamo parlando di hedging, ovvero di copertura – è quello di neutralizzare il rischio.

Ci siamo perfettamente resi conto tutti che affidare strumenti – estremamente complessi e di non facile comprensione – a soggetti pubblici, spesso inconsapevoli di quello di cui si parlava, è stato imprudente considerato il livello di preparazione medio dei funzionari della PA in questo specifico settore. Ma, bisogna dire, sprovveduti sono stati coloro che tali prodotti li avevano implicitamente acquistati dalla abbondante pubblicità fatta sui quotidiani, specializzati e non.

La lenta evoluzione nell’ambito economico finanziario iniziata nel 1990 con l’Ordinamento delle Autonomie Locali e, successivamente, con Le misure di razionalizzazione della spesa pubblica ha portato le Amministrazioni ad allontanarsi progressivamente dal monopolio della Cassa Depositi e Prestiti, polarizzando gli Enti verso l’utilizzo di servizi bancari, dapprima piuttosto semplici e controllabili, come la Tesoreria, poi attraverso emissioni obbligazionarie (BOC, BOP e BOR), per arrivare all’utilizzo diretto della cosiddetta finanza innovativa. Badate, tutte buone, e coerenti con l’evoluzione finanziaria, opportunità di ottimizzazione delle finanze pubbliche.

Tutto questo doveva essere funzionale all’impostazione del vero federalismo finanziario: ovvero autonoma capacità di gestione delle risorse finanziarie secondo un modello imprenditoriale, traghettando la gestione del solo passivo verso un modello più ampio di Asset-Liability Management (gestione dell’attivo e del passivo – ALM model), dunque coinvolgendo e avvicinando sempre di più la PA al mercato dei capitali ed alle banche. In realtà tutta questa attività ha costituito una politica di fees per il sistema bancario che ha avuto la possibilità di vendere agli Enti, dunque alla collettività, prodotti e strumenti che solo soggetti realmente esperti avrebbero potuto comprendere “fino in fondo”.
Ma… Avanti Savoia! Avanti! La macchina finanziaria non si può fermare.

Cosa abbiamo imparato da questi dissanguamenti finanziari della PA? Nulla. Assolutamente nulla.
Infatti, per quell’Ente che vuole comprarsi un derivato, purché semplice (tipo pane e nutella)… è sufficiente che ne comprenda il suo funzionamento. Se poi al posto della nutella ci mettiamo polonio va bene uguale. L’importante è il meccanismo!

Mi domando come mai i quotidiani economico finanziari più letti non abbiano riportato una sola riga dell’intervento al Senato di quei professionisti indipendenti che hanno sollevato e risolto molti problemi per conto dello Stato assistendo gli Enti pubblici dal togliersi di dosso questo bubbone finanziario. A qualcuno ancora sfugge che in ambito finanziario il reale contenimento della spesa pubblica, a patto che sia realmente un obiettivo che si vuole perseguire, passa anche attraverso una corretta gestione del rischio. Il che può significare anche non assumerlo se questo risulti concretamente più vantaggioso o, semplicemente, se non si possiedono gli strumenti e le conoscenze per gestirlo.

di Marco Ortica – Consulente Finanziario Indipendente e NAFOP member

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