Consulenti indipendenti – Perchè evitare le polizze

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di Matteo Chiamenti 26 Ottobre 2009 | 10:00
Ramo vita sì o ramo vita no? Ecco un dubbio tecnico morale che apre un dibattito acceso tra consulenti e promotori. A spiegarci le ragioni dei primi ci pensa Fabrizio Taccuso, Studio Andreoli & Taccuso. Insomma, la sfida ai pf è aperta; noi, consulenti finanziari, le polizze non le consigliamo!

I prodotti assicurativi sono, da sempre, tra gli strumenti finanziari più utilizzati dal risparmiatore retail italiano, per via dell’apparente semplicità; infatti nel mondo delle reti è usanza che le nuove leve, non ancora entrate nell’albo dei pf, si occupino di questa tipologia di allocazione (sotto la veste di segnalatori). Considerando ad esempio una polizza vita, quale può essere a suo avviso il vantaggio per il risparmiatore nel caso in cui questo decida di rivolgersi a un professionista fee only, piuttosto che ad una rete? Per essere provocatori, il vantaggio ottenibile per un prodotto di questo tipo vale la parcella?

Il successo di vendita dei prodotti bancario-assicurativi è dovuto principalmente a due motivi: da una parte (quella degli intermediari), rappresenta una fonte di business senza paragoni a tutti i livelli (dalle società prodotto a scendere fino alla distribuzione); dall’altra (quella dei risparmiatori) permette di prendere posizione su mercati rischiosi, promettendo di corrispondere il rendimento di un paniere di titoli o indici (Index Linked) o di una selezione di fondi comuni d’investimento (Unit Linked), senza per questo rischiare alcunché, in quanto il capitale viene comunque garantito alla scadenza.

Purtroppo, ogni tanto, quest’ultima affermazione viene messa,  in discussione per due ordini di circostanze diverse:
a)  alcune polizze, vendute  a migliaia di risparmiatori, erano garantite da soggetti finiti in default  (Lehman, Banche islandesi) e pertanto si è venuto a creare un contenzioso con le banche collocatrici;
b)  altre polizze di tipo Unit Linked, sin dall’origine, non prevedono affatto la garanzia del capitale (salvo, a volte, in caso di morte dell’assicurato) e pertanto devono essere assimilate a vere e proprie gestioni patrimoniali, con un soggetto in più, la Compagnia Assicurativa che lucra un ulteriore 3-3,5% annuo (oltre alla Sgr che gestisce i Fondi).

Da questa introduzione è facile desumere che, in linea di massima, con poche eccezioni  (es. le Polizze Vita emesse qualche anno fa con Gestione Separata al tasso tecnico del 3-4% e con consolidamento dei proventi),  i  Consulenti Indipendenti Fee Only consigliano ai loro clienti di stare accuratamente alla larga da questo genere di prodotti.

I motivi di tale idiosincrasia rispetto alle polizze suddette, sono quindi legati principalmente alla struttura dei costi e quindi alla totale inefficienza  per il cliente, mentre il “valore aggiunto” è solo a favore della controparte.  Spesso infatti  la somma dei costi supera il rendimento statistico atteso dalla struttura finanziaria che ci sta dietro.  Ma non solo.

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