Istituzioni – Il risparmio c'è ma non si investe

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di Marcella Persola 29 Ottobre 2009 | 10:40
Resta forte la propensione al risparmio degli italiani, seppure la liquidità resta l’opzione preferita dopo il mattone. A confermarlo è l’Acri in occasione della Giornata del Risparmio.

Gli italiani mantengono una forte propensione al risparmio anche se dimostrano di essere poco preparate a investirlo. Lo dimostra una ricerca condotta da Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, che ha presentato l’indagine realizzata
in occasione della 85ª Giornata Mondiale del Risparmio.

Dalla ricerca emerge che sono aumentatii il numero di coloro che riescono a risparmiare (37%, 3 punti percentuali in più rispetto al 2008) e il Nord Est si conferma l’area con la maggior concentrazione di famiglie in grado di accumulare risparmio; un incremento considerevole si registra nel Centro Italia, dove si passa dal 30% del 2008 al 39%. Rimane costante la percentuale di coloro che consumano tutto il reddito (38%). Mentre è in calo, per la prima volta dal 2004, il numero di coloro che consumano più di quanto incassano (sono il 25%: una famiglia su quattro, contro il 27% del 2008).

Le famiglie che hanno migliorato il proprio tenore di vita manifestano maggiore attenzione al risparmio rispetto al passato (nel 2009 ha risparmiato il 73% contro il 58% del 2008). E in questa situazione di miglioramento della capacità di risparmio e di maggiore fiducia verso il futuro, il numero di coloro che ritengono di riuscire a risparmiare di più in futuro (il 19% degli Italiani) è in crescita di 4 punti percentuali, mentre diminuisce di 6 punti la percentuale il numero di coloro che temono di non riuscire a risparmiare altrettanto nei prossimi dodici mesi (sono il 38% contro il 44% del 2008 e il  42% del 2007).

Ma questa propensione alta al risparmio sembra essere più orientata a una personale esigenza di tutela, che all’idea di poter contribuire con il proprio risparmio al progresso dell’Italia: infatti quasi il 50% ritiene che il risparmio possa essere importante per lo sviluppo del Paese, ma non fondamentale; solo il 29% lo reputa fondamentale; il restante 22% lo ritiene del tutto ininfluente, o non ha idea di che ruolo possa giocare.

Dal punto di vista degli investimenti la preferenza per la liquidità rimane ancora il tratto che caratterizza gli Italiani. Il 62% (era il 60% nel 2008) tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre solo il 33% (era il 35%) li investe o li investirebbe: tra questi calano sensibilmente coloro che hanno la tendenza a investire buona parte dei loro risparmi (dal 12% del 2008 al 9%). Nel 2009 le scelte degli Italiani  riguardo agli strumenti finanziari non si discostano sensibilmente da quelle del 2008: si registra la riduzione del numero di coloro che investono in titoli di stato (-3 punti percentuali); la riduzione di soggetti che investono in fondi comuni (-2 punti); il lieve incremento degli investimenti in azioni (+1 punto) e in certificati di deposito (+2 punti).

Quando ci si deve pronunciare sull’investimento “ideale”, domina ancora il mattone (il 56% degli Italiani nel 2008, oggi il 54% sull’intero campione e il 52% presso coloro che sono effettivamente riusciti a risparmiare nel 2009). Si rafforza il  ristretto gruppo di propensi all’investimento a rischio, raddoppiando (dal 3% del 2008 all’attuale 6%, cifra che sale all’8% tra coloro che hanno risparmiato), ma anche il numero di coloro che rifiutano l’idea stessa dell’investimento (il 18%, +1 punto percentuale rispetto al 2008). Gli strumenti finanziari considerati più sicuri sono preferiti da un ragguardevole 22% del campione, peraltro in regresso di 2 punti percentuali sul 2008, probabilmente a causa di tassi d’interesse estremamente bassi.

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