Alle banche i grandi affari. Al retail il solito corporate

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di Redazione 2 Novembre 2009 | 13:20
Il 20 ottobre Ubi banca International ha emesso un mandatory exchangeable bond scadenza 2013 convertibile in azioni Lottomatica per l’importo di 300 milioni.L’emissione è stata interamente collocata in giornata presso…

di Pompeo Locatelli

…“investitori qualificati con esclusione degli Stati Uniti d’America” grazie al global coordinator, Mediobanca, ed al “co-lead manager” UniCredit.
E non c’è da stupirsi, viste le condizioni: un coupon pari all’8,75% e un premio di conversione in titoli Lottomatica del 15%.
Ancor meno sorprendente un’altra caratteristica, tacita, di questa e di emissioni consimili: rigorosamente vietate al pubblico, che potrà eventualmente entrare nell’operazione solo in un secondo momento, se le condizioni di mercato giustificheranno un “sovrapprezzo”, ovvero un comodo profitto per gli “investitori qualificati”.
L’emissione Lottomatica, naturalmente, è solo l’ultimo esempio di una spoliazione sistematica che si ripete da anni: le banche si riservano gli affari migliori , lasciando al “retail” le briciole grazie a regole introdotte dopo i crack Cirio e Parmalat che, colmo dell’ironia, dovrebbero servire a tutelare il pubblico risparmio.
In realtà, questi provvedimenti che hanno in pratica vietato emissioni sotto il taglio di 50.000 euro. Probabilmente necessarie per pagare i costi di prospetti sempre più voluminosi ed inutili, non hanno evitato la beffa degli Alitalia bond, rimborsati (e non del tutto, compreso l’inghippo delle spezzature) solo dopo una protesta corale.
E non mi risulta che sia stato punito a dovere l’operato degli “investitori qualificati” che, alla vigilia del crack di Tanzi, rifilarono nelle casse dei fondi o nelle gestioni patrimoniali bond in odore di collasso.
Al contrario, grazie alle regole per tutelare il risparmio, al pubblico è stato vietato l’acquisto di retto di emissioni high yield, ma low risk riservate alla finanza vip. E così, vuoi su Campari piuttosto che su Wind, tanto per citare due esempi, non sono mancati affari e plusvalenze.
Il pubblico si accontenti dei Bot o, vedi la recente emissione Eni, di prezzi schiacciati dall’enorme sbilancio tra domanda ed offerta. Oppure, si rivolga ai fondi: in questa fase alle banche conviene ridar fiato alle Sgr (magari per venderle ad un buon prezzo…).
Chissà se Consob e Tesoro, una volta tanto, sapranno muoversi in tempi ragionevoli.

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