Banche a caccia di capitali

di Andrea Arisi

 …Intesa Sanpaolo ha deciso di fare cassa principalmente attraverso dismissioni, Monte dei Paschi ha preferito i Tremonti bond, cioè l’aiuto del Governo. Per quanto riguarda UniCredit è la seconda volta in un anno che la banca chiede ai propri soci di mettere mano al portafogli. “Una scelta coraggiosa, che non può prescindere dal sostegno forte degli azionisti e certamente meno costosa dei Tremonti bond che pagano una cedola molto alta” spiega un senior analyst del settore bancario. Il buon fine dell’operazione (da 4 miliardi di euro) è quasi scontato, considerato che la sottoscrizione è garantita da un pool di banche. Ciò non toglie però che la mancata adesione all’aumento da parte di alcuni grandi soci potrebbe in futuro creare spaccature all’interno del Cda, al cui interno siedono anche i rappresentanti di quegli azionisti. L’assemblea del 14, 15 e 16 novembre, in cui si voterà l’aumento, sarà un passaggio chiave. Al momento tutte le Fondazioni bancarie socie di UniCredit hanno lasciato tutte intendere che sottoscriveranno. Ma anche stavolta, la Fondazione Cariverona, che nel caso del primo aumento, quello immediatamente successivo al crack Lehman, non aderì, ha atteso non poco prima di dare il proprio via libera. Segno che seguirà molto da vicino e con molto spirito critico l’impiego che il management di UniCredit farà delle risorse. Poi c’è la Banca Centrale libica, che, come Cariverona, ha in mano circa il 5% di UniCredit, è che non si è espressa. Dunque il suo appoggio, almeno formalmente, non è garantito. Anche Intesa, stando ad alcune fonti vicine alla banca, ha valutato l’ipotesi di un aumento di capitale. Ipotesi cui poi è stata preferita quella delle dismissioni, accompagnate dal lancio di un bond Tier 1 da 1,5 miliardi di euro, un’obbligazione che servirà a migliorare da subito i coefficienti patrimoniali della banca. “Intesa ha scelto la strada delle dismissioni perché può permetterselo” – prosegue l’analista di banche – “il gruppo ha in pancia asset che possono facilmente essere ceduti, totalmente o parzialmente, o anche essere quotati”. Tra i principali asset messi sul mercato ci sono Fideuram, le attività di banca depositaria e quelle di bancassurance. Intesa non vuole incassare meno di 10 miliardi di euro dalle operazioni relative a questi rami d’azienda. Fideuram è probabilmente la partita più complessa. Anche se, finché i mercati azionari restano impostati al rialzo, la banca parte in vantaggio. Tra le ipotesi c’è infatti la quotazione e se la fiducia sui mercati resta alta, gli investitori saranno disposti a pagare bene le azioni eventualmente messe sul mercato. Questo non fa che alzare il prezzo di Fideuram, per cui Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli, resta il principale pretenedente. Fonti vicine alla banca dicono però che gli interessati sono diversi e Intesa potrebbe anche lanciare un’asta per decidere a chi cedere la divisione. Certo, tutte queste operazioni richiederanno tempo e non dovrebbero concludersi prima della fine del 2010.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nella tua Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!