Geronzi pronto per le Generali. Mediobanca, soluzione Tronchetti

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di Redazione 19 Novembre 2009 | 15:00
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Cesare Geronzi, classe 1935, presidente di Mediobanca, è stato categorico: all’assemblea dell’istituto di Piazzetta Cuccia, a fine ottobre, ha seccamente negato di aspirare a diventare il futuro presidente delle Assicurazioni Generali.
di Francis Drake
 

È molto probabile che le parole del banchiere di Marino corrispondano al vero delle sue aspirazioni, ma certamente nei desideri e negli avanzati sondaggi dei grandi azionisti di Mediobanca l’intenzione è esattamente quella contraria: quando a metà del 2010 scadrà il mandato del presidente Antoine Bernheim alla guida del Leone di Trieste, “Penna Bianca”, come è soprannominato Geronzi, è il candidato ideale per sostituire il più che ottuagenario “banquier” con casa a Venezia e la passione del bridge. Con un effetto domino che si annuncia clamoroso: la sua sostituzione alla presidenza di Mediobanca con l’attuale vicepresidente Marco Tronchetti Provera. Un industriale “doc” come il patron di Pirelli, membro italiano della potente lobby Trilateral, alla guida della banca d’affari più importante del Paese? La cosa non deve stupire più di tanto se si considera che lo statuto di Mediobanca riconosce ampi poteri all’amministratore delegato Alberto Nagel e al direttore generale Renato Pagliaro. Così come non deve stupire che per la presidenza di Generali si stiano via via bruciando le candidature alternative, a cominciare da quella più debole dell’ex ministro del Tesoro del governo Prodi Tommaso Padoa-Schioppa, per proseguire con Claudio Costamagna (ex Goldman Sachs), Carlo Salvatori (Unipol) fino a Paolo Scaroni, timoniere dell’Eni. E non deve stupire, infine, che a rafforzare la candidatura di Geronzi vi sia il ruolo crescente in Generali, come consigliere e azionista, di Francesco Gaetano Caltagirone. E Bernheim? Nell’assordante silenzio dei media italiani il “Financial Times” ha scritto che il “banquier”, che non ha nessuna intenzione di mollare e che pure è nel cuore degli azionisti francesi di Mediobanca guidati da Vincent Bolloré, aveva convinto i libici ad entrare con 6 miliardi di euro proprio in Generali: un’operazione che guarda caso proprio Mediobanca ha bloccato per non perdere la sua influenza quale “dominus” del Leone. Il “ticket” Geronzi-Tronchetti fra Piazzetta Cuccia e Trieste avrebbe forse l’unico difetto di essere un po’ troppo sbilanciato sull’asse dell’attuale governo, visti i buoni rapporti di entrambi con Silvio Berlusconi. Ma sarebbe una soluzione ineccepibile sulla carta, con buona pace di un socio pesante di Mediobanca, come l’Unicredit di Alessandro Profumo che in Generali resterà fino a giugno 2010.

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