Consulenti – Ingiusto archiviare l’affaire derivati

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I contenuti della proposta Boccia si caratterizza per l’assenza di un vero concetto finanziario e con dei paletti, seppur “a mero titolo esemplificativo” fortemente discriminanti. Ecco la view di Marco Ortica.

Avatar di Redazione26 novembre 2009 | 12:30

di Marco Ortica*

Avevo promesso da queste stesse colonne alla fine di settembre, di verificare i contenuti della proposta Boccia, che si pone l’obiettivo di “coordinare la finanza pubblica in materia di disciplina dell’impiego di contratti relativi a strumenti finanziari derivati” da parte degli enti locali, prima di esprimere un giudizio definitivo.

Una proposta, come si usa dire in gergo, bipartisan, il cui concetto attualizzato significa… calderone.
Non so quanti degli onorevoli cofirmatari di tale proposta fossero, o siano, a conoscenza della problematica “derivati” in Italia quando hanno siglato il documento Boccia. Sì perché con mirabile puntualità il giorno 17 settembre 2009 è stato proposto questo testo, e il 22 settembre il Dipartimento del Tesoro emetteva il documento di consultazione pubblica sul “Regolamento” di attuazione atteso dalla Legge 112 del 2008 e s.m.i.

Li ho studiati e commentati entrambi e, onestamente, a compararli c’è di che riflettere. Il documento del DT è un concentrato di ipertecnologia finanziaria, che sfido chiunque non del settore a capirci qualcosa, mentre quello dell’Onorevole Boccia rimanda ad una data da destinarsi la regolamentazione dei contratti derivati sottoscrivibili, cassando, a valore di mercato quelli in essere. A parte una paio di questioni generiche rilevate in proposta, che mi trovano senz’altro d’accordo, come il divieto di erogare un up front e la possibilità di impiegare strutture e opzioni semplici (come l’acquisto del cap) per il resto il documento si caratterizza per l’assenza di un vero concetto finanziario e con dei paletti, seppur “a mero titolo esemplificativo” fortemente discriminanti: sotto i 10,000 abitanti le amministrazioni non possono sottoscrivere derivati.

Così come discutibile trovo l’art. 2 della proposta circa la risoluzione dei contratti in essere che andrebbero “risolti alle condizioni di mercato correnti al momento della chiusura, previo accordo da stipulare con l’ABI (il sindacato delle banche, nda). Voglio, con forza, ribadire quanto già detto nel mio precedente intervento: è “profondamente ingiusto ed incoerente archiviare in questo modo l’affaire derivati perché significa, ancora una volta, offrire alla potente lobby delle banche l’exit strategy di cui hanno bisogno per uscire, senza troppi danni di immagine, da questo incubo nel quale sono precipitate tirandosi dietro i contribuenti italiani e lo stesso Stato.”

La tematica dei derivati venduti agli enti locali è senz’altro delicata, oltre che complessa, ma l’impressione che si ha leggendo questo documento, lo fa avvicinare più ad una butade, che ad una proposta di legge “scienziosa”.
Giusto per capire, onorevoli firmatari della “Boccia”, cosa state facendo le migliaia di aziende che sono impelagate in questi, spesso disastrosi, strumenti finanziari che stanno contribuendo a mettere in ginocchio il sistema imprenditoriale italiano che nel 2010 dovrà fare i conti con un annus ben più serio di quello che si sta concludendo?

*consulente finanziario indipendente e NAFOP member


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