Bernanke, oggi verdetto sul secondo mandato

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di Giacomo Berdini 3 Dicembre 2009 | 10:30
La Commissione del Senato oggi confermerà quasi certamente Ben Bernanke come governatore della Banca Centrale USA, ma il mondo politico attacca da ogni parte l’indipendenza e i poteri dell’istituto.

USA, oggi presso il Senato è prevista l’audizione del presidente della Banca Centrale americana, Ben Bernanke. La commissione ha l’incarico di scegliere se riconfermare il suo mandato presso la Federal Reserve. La maggior parte degli economisti in realtà appoggia il rinnovo, approvando l’operato svolto in questi anni caratterizzati da dure prove economiche.

Tuttavia la sua immagine ne esce comunque promossa a metà,  per via delle dure critiche rivoltegli dal mondo politico, che lo attacca per non aver saputo prevenire la crisi, sempre che sia mai stato possibile farlo. Nonostante ciò, secondo gli osservatori, un secondo mandato di Bernanke alla Fed appare scontato. Questo però non toglie il fatto che l’audizione di oggi sarà molto calda, e compito del governatore della banca centrale sarà di difendere strenuamente l’indipendenza stessa della Fed, minacciata da più lati dai progetti di legge per la riforma del sistema finanziario al vaglio del Congresso.

Bernanke, con gli esponenti della Fed, ha apparecchiato perciò una strategia difensiva, per portare agli occhi della Commissione il bilancio dei risultati ottenuti dall’istituto nell’ultimo decennio, con particolare attenzione alle bolle finanziarie, che sicuramente rappresentano il problema più difficile da gestire per la politica monetaria nel corso dell’ultima decade.

Da parte di Ben Bernanke, le istanze della Fed verteranno sull’utilizzo dei poteri dell’organismo in funzione di autorità di vigilanza dell’economia americana, così da poter intervenire e eventualmente sgonfiare le bolle tanto temute in questo momento a Wall Street. Questo intento, tuttavia, si scontra appunto con un progetto in studio presso la commissione bancaria, che ha come obiettivo proprio di ridurre i poteri della Federal Reserve, proposta che giunge in concomitanza con la discussione presso la Camera di un decreto che limiti l’indipendenza dell’istituto centrale che potrebbe, in caso d’approvazione della normativa, essere sottoposto al controllo della “Corte dei Conti” americana, ovvero il Government of Accountability Office.

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