Le banche temono il cartellino rosso

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di Redazione 21 Dicembre 2009 | 10:15
La Consob ha estratto il cartellino giallo e l’ha sventolato davanti a tutto il mercato. Il mondo bancario è in agitazione per il provvedimento ingiuntivo (n. 17077) assunto dalla Consob nei confronti di un’importante banca.

di Fabrizio Tedeschi

 Secondo il parere di molti, mutatis mutandis, buona parte delle banche italiane avrebbe procedure e terrebbe comportamenti simili a quelli descritti nell’ingiunzione. Il provvedimento meriterebbe un intero convegno. Vediamo di sintetizzare i punti più importanti.
Si tratta di un provvedimento ingiuntivo, un ordine dell’autorità di cessare i comportamenti irregolari e attuare le modifiche procedurali e organizzative per adeguarsi alle norme. Una sorta di cartellino giallo che in caso di ripetizione della condotta illegittima può anche diventare rosso. La formale ammonizione, come a volte accade nel calcio, è stata preceduta da un richiamo che nel documento è definito “richiamo di attenzione”.
Questa procedura va giudicata positivamente perché l’intermediario è messo sull’avviso da parte dell’autorità della sua condotta illegale. Se non desiste, si dà luogo al provvedimento più grave, l’ammonizione vera e propria costituita dall’ingiunzione.
Questo per quanto riguarda gli aspetti procedurali.
Nel merito i punti da segnalare sono numerosi. È ribadita l’importanza della “tracciabilità” dell’operatività. In ogni momento l’intermediario deve essere in grado di documentare ciò che ha fatto; le procedure devono recare sempre traccia di quanto avvenuto ed essere immodificabili. Quanti intermediari sono in grado di garantire un simile riscontro nelle proprie procedure?
Altro punto importante è la sequenza delle attività della consulenza.
Nell’ambito della consulenza “attiva” (quella d’iniziativa dell’intermediario) il controllo sull’adeguatezza dell’operazione deve precedere la comunicazione al cliente: a questi non dovrà mai essere consigliata un’operazione che non abbia già superato il test sull’adeguatezza. Anche sotto questo profilo, non pochi sono gli intermediari con procedure carenti.
Elemento critico è segnalato anche nella consulenza effettuata su “titoli propri”, con un conflitto d’interessi portato al diapason. È ovvio che non si chieda all’oste se il suo vino è buono. Non occorre la MiFID per disciplinare principi di saggezza “popolare”! Sarebbe forse meglio che gli intermediari rinunciassero a fare consulenza in rem propriam.
Il provvedimento sottolinea l’importanza di altri due fondamentali elementi: la profilatura del cliente e l’orizzonte temporale dell’investimento.
Molto spesso gli investitori non compilano attentamente il proprio profilo o addirittura lasciano l’incombenza al promotore o all’addetto della banca.
Un simile atteggiamento rischia di compromettere la bontà dell’investimento e la qualità del rapporto investitore/intermediario. Entrambi devono quindi dedicare la dovuta cura a questa fase del loro rapporto.
Sul punto rinviamo alla lettura del provvedimento della Consob, davvero interessante.
In questa circostanza il comportamento dell’arbitro è stato ineccepibile. Staremo a vedere se in futuro userà ancora il cartellino giallo o se, in caso di doppia ammonizione, non passerà al rosso.

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