La Banca d’Italia è “green”

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di Private Banker 21 Gennaio 2010 | 08:23
La Banca d’Italia è “verde”: parola del vicedirettore generale dell’istituto centrale, Anna Maria Tarantola, che ha parlato a Napoli di “Crescita economica, benessere e sostenibilità della domanda di energia”.

Il passaggio a un paradigma economico fondato sulla “economia verde”, dice la Tarantola, “richiede cambiamenti delle tecnologie e delle abitudini di consumo importanti. Data la dimensione globale dei [a]mutamenti climatici[/a], l’entità dei possibili benefici potrebbe essere scarsa se questi cambiamenti coinvolgessero un numero limitato di paesi. L’impegno europeo è significativo, ma non basta”.

“La sostenibilità economica degli usi energetici – prosegue il vice d.g. di Via Nazionale – si presenta come un problema globale. Richiede una soluzione coordinata a livello internazionale che tenga conto delle esigenze di tutti gli stakeholders e consenta di soddisfare il fabbisogno energetico dei vari paesi – soprattutto di quelli in via di sviluppo – in modo equilibrato”. “Tale soluzione – prosegue – non può che basarsi su una combinazione di scelte strategiche condivise, impegni chiari e comuni, una regolamentazione che contenga i giusti incentivi, l’attivazione di adeguate risorse economiche. Ma il successo di questa azione dipende anche dai comportamenti virtuosi di tutti gli agenti economici”.

Per la Tarantola “il ruolo fondamentale che l’[a]energia[/a] ha nel sostenere il benessere economico, fisico e morale degli individui e il disastro ecologico che un eccessivo innalzamento delle temperature porterebbe con sé indicano che trovare tale soluzione costituisce un obbligo morale per noi tutti”. “È necessario – ha concluso il vice d.g. di [a]Bankitalia[/a] – che il processo verso un nuovo modello di sviluppo venga guidato da una visione lungimirante e globale che sappia contemperare l’esigenza dei paesi in via di sviluppo di migliorare il tenore di vita delle loro popolazioni con quella dei paesi avanzati, di agire in maniera efficace verso il cambiamento senza dover pagare costi socialmente inaccettabili che potrebbero rinfocolare derive protezionistiche e forti tensioni sociali”.

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