Tempo di bilanci

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Avatar di Redazione 11 Febbraio 2010 | 13:00
Tra le diverse innovazioni apportate dalla MIFID nell’ambito del servizio di consulenza alla clientela in materia di investimenti, particolare enfasi è stata posta…

di Paolo Cucurachi

…sin dall’inizio sulla necessità che gli intermediari finanziari dimostrino di conoscere il loro cliente (know your customer rule) e dimostrino di verificare l’adeguatezza delle proposte di investimento (suitability rule). Nell’ambito di questo contributo si intende verificare se effettivamente, con la MiFID, si sia registrato un passo in avanti rispetto a quanto già in vigore con il Regolamento Consob 11522.
Un primo aspetto critico va sicuramente ravvisato nel fatto che nei classici questionari utilizzati dalle banche per raccogliere tutte le informazioni teoricamente rilevanti per la quantificazione della propensione al rischio della clientela la trattazione del rischio avviene ipotizzando che lo stesso abbia un’unica dimensione. In realtà, è evidente che il rischio di uno strumento finanziario non è indipendente dal contesto nel quale lo stesso è collocato (il portafoglio) e dalla prospettiva temporale con la quale lo stesso viene valutato.
La dimensione spaziale del rischio dipende, infatti, dalla contemporanea presenza all’interno di un portafoglio di più attività finanziarie. In termini formali è stato Markowitz a dimostrare che il rischio di un portafoglio è inferiore o uguale alla media ponderata dei rischi e che il beneficio della diversificazione in termini di riduzione del rischio è strettamente legato al livello di correlazione che lega le parti che compongono il portafoglio stesso. Ne discende, quindi, che la valutazione dell’adeguatezza di un investimento non possa avvenire se non a livello di portafoglio per non incorrere nella spiacevole situazione di dover considerare non adeguate, e quindi non effettuabili, tutte quelle operazioni relative ad attività il cui rischio totale non sarebbe coerente con il profilo di rischio dell’investitore se acquistate isolatamente, ma che, grazie all’effetto della diversificazione, beneficiano di una significativa riduzione del loro rischio. Una prassi di mercato piuttosto diffusa porta gli intermediari a ragionare non in una logica di portafoglio ma per singolo strumento/operazione, limitandosi ad identificare come adeguate per un certo profilo di rischio le attività che presentano un livello di rischio minore o uguale a quello di volta in volta analizzato.

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