Fugnoli: le banche stanno accumulando cash

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di Redazione 11 Febbraio 2010 | 14:45
Nella sua consueta newsletter Il rosso e il nero, lo strategist di Kairos sfata alcuni miti: l’ingegneria finanziaria è si ripartita ma la liquidità degli istituti di credito è aumentata. E niente paura sugli effetti dell’exit-strategy: di inflazione non se ne parlerà almeno fino al 2015.

Meno ingegneria finanziaria, più cash nei bilanci bancari. E l’inflazione sotto controllo almeno fino al 2015. Lo strategist di Kairos Alessandro Fugnoli, nella sua popolare newsletter “il bianco e il nero” diffusa quest’oggi, sfata molti miti che stanno circolando in questi giorni. 

Punto primo: Se è vero che l’ingegneria finanziaria è ripresa (anzi non è mai tramontata), è altrettanto vero che le banche stanno accumulando liquidità: il cash degli istituti americani era solo il 3% dell’attivo prima del crac di Lehman Brothers, oggi è il 10%. Non solo, quindi, “diminuisce l’attivo, ma al suo interno la componente sicura si è già portata ai livelli dei primi anni Ottanta”. C’è poi il carry trade, attività che le banche hanno progressivamente abbandonato per prudenza, preferendo tenere parcheggiati più di un trilione di dollari presso la Fed, che “non ha mai fatto tanti soldi come in questo momento”.

Punto secondo: i rischi legati all’exit strategy saranno contenuti. La Fed solo molto lentamente comincerà a vendere i titoli tossici che ha comprato dalle banche, evitando così lo scenario, da molti temuto, di un eccesso di “spazzatura” sul mercato che spiazzerà gli emittenti sani. Per la stessa ragione non è plausibile l’ipotesi di uno scenario iper-inflazionistico: “per i prossimi tre anni – scrive Fugnoli – gli aggiustamenti saranno molto modesti”: “Fra non molto la Fed inizierà a remunerare di più i conti correnti delle banche”, non tanto per “cercare di trattenere capitali che non vedono l’ora di essere investiti ad alto rendimento” ma per “avere più spazio di manovra per rendere ordinata e graduale la normalizzazione”. Inutile, pertanto, temere l’inflazione, almeno fino a metà del decennio.

Punto terzo: L’esito che si profila per la Grecia è il migliore, per la Grecia e per tutti. L’euro ne risentirà, ma non per sempre, visto che la sua debolezza è dovuta solo per un 30% alle difficoltà, oltre che della Grecia, di Spagna e Portogallo, mentre per il resto è dovuto al calo delle esportazioni tedesche.

Il mondo, insomma, è più solido di come appare, non c’è nessuna bolla in corso, “ma il prezzo da pagare – conclude Fugnoli – è quello di un periodo non esaltante in termini di crescita economica e di rendimenti per gli asset finanziari e reali”.
 

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