Promotori Finanziari, turnover reti e difficili rapporti con i clienti

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di Redazione 3 Marzo 2010 | 15:45
Turnover e professionalità sono infatti fondamentalmente due leve strategiche in mano al management di ogni singola società e ciascuno si regola in base alla propria strategia, preferendo…

 Due nuovi elementi si aggiungono alla discussione in corso sulle pagine di Bluerating circa il futuro della professione di promotore finanziario. Da un lato un nostro lettore (che si firma “MRBold”) invita a riflettere sul turnover in corso in molte reti e prendendo ad esempio Banca Mediolanum (che nel 2009 risulta aver ridotto di 195 professionisti la consistenza della propria rete) si chiede: “Quanti promotori seri (con un portafoglio consistente) dimessi, quanti sfigati sono scappati, quanti neoinseriti senza professionalità?”.

 

Un punto su cui, naturalmente, è difficile ottenere dei dati precisi da parte delle mandanti e per valutare il quale a poco servono i dati aggregati di Assoreti. Turnover e professionalità sono infatti fondamentalmente due leve strategiche in mano al management di ogni singola società e ciascuno si regola in base alla propria strategia, preferendo affidarsi ad una struttura più o meno fidelizzata e più o meno professionalizzata in base a considerazioni solo in parte economiche.

 

Sulla professionalità esprime tuttavia un dubbio anche un lettore che si dichiara un risparmiatore che ha avuto modo “di conoscere direttamente il mondo dei promotori (sia perché ne avevo uno, sia perché un mio amico lo è)”. La tesi di questo lettore è, in sostanza, che i PF non dovrebbero lamentarsi troppo per “un lavoro che è, da sempre, fin troppo premiante” e che secondo lui consiste in fondo solo in “due chiacchiere al telefono e fare qualche fotocopia da mostrare al cliente, il tutto dietro a congruo stipendio”.

 

Apriti cielo, le risposte non si son fatte attendere coi PF che frequentano la comunità online di Bluerating che hanno fatto notare come simili valutazioni costituiscano “l’ennesimo esempio di strisciante e dilagante qualunquismo” che da tempo pervade il paese e siano frutto di una scarsa conoscenza di ciò che si critica. Ricordando come i promotori “non sono a stipendio, ma sono a provvigioni” e del loro fatturato “il 60% se lo prendono le reti e con il 40% il promotore deve pagare tasse e Inps”. 

 

Intanto sul tema di una nuova e più “equa” ripartizione degli utili generati dai promotori, intervengono con vigore alcuni colleghi. Così c’è chi suggerisce: “Cari colleghi invece di trascorrere il tempo senza fare niente, collocate cessioni del quinto, deleghe , mutui conforming e non conforming, leasing e altro” e aggiunge “credetemi non avrete il tempo di grattarvi la testa, i clienti vi cercano loro”. 

 

Altri invece ribattono: “Utili? Ma quali utili, minimi garantiti diceva un mio anziano manager”, “non si può lavorare senza minimi garantiti”. Piuttosto “scioperate, non fate clienti, resteranno (le mandanti, ndr) senza raccolta, credetemi saranno costretti a cacciare i parassiti nelle aziende”. “Parassiti” che ancora una volta vengono identificati nella figura dei manager di rete, cui i PF sentono di pagare “un pizzo” rappresentato dalle over sul proprio lavoro.

 

In un clima così teso anche il dialogo appare tra sordi, ma in futuro potrebbero esserci ulteriori novità in grado di imprimere una nuova scossa al settore. Ricorda un nostro lettore: “Quando finirà il processo di dematerializzazione dei fondi, esisteranno fondi con e senza commissioni di distribuzione . Allora ne vedremo delle belle”. 

 

Insomma: il problema principale in questo momento sono i rapporti coi clienti, la struttura organizzativa (e dunque la presenza o meno di manager e di un sistema retributivo con o senza minimi garantiti o di una qualche forma di partecipazione agli utili) o la professionalità dei PF stessi, anche in vista delle novità che investiranno nel prossimo futuro il settore in termini di offerta? Come sempre le vostre impressioni e commenti qui

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