La consulenza indipendente? Un’opportunità ma non per tutti

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di Redazione 4 Marzo 2010 | 15:30
Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Nafop, associazione attiva nel mercato dei consulenti fee-only, in merito all’articolo che evidenzia che i promotori finanziari considerano la consulenza un’opportunità ma non cambiano cavallo.

di Cesare Armellini (presidente NAFOP) 

Con la nascita dell’Albo di categoria, che avverrà nei prossimi mesi, ci sarà un incremento dei soggetti (persone fisiche e giuridiche) che potranno prestare il servizio di consulenza finanziaria indipendente. 

Solo chi sarà iscritto al nuovo Albo dovrà sottostare al Requisito di Indipendenza (nessun rapporto con società prodotto e remunerazione a parcella solo da parte del cliente) e potrà definirsi “fee only”.
 

Purtroppo, in diversi casi, alcune reti di promotori finanziari hanno utilizzato in maniera scorretta ed inappropriata questa definizione, in quanto la consulenza in conflitto di interesse prestata da reti di vendita e banche può al massimo essere definita “fee and commission” o “fee offset”. 

La professione di consulente fee only è completamente diversa rispetto a  quella del promotore finanziario o del private banker, in quanto all’attività di supporto ed assistenza al cliente nelle decisioni di investimento si sommano una serie di altri servizi (ad esempio perizie tecniche, assistenza in materia di derivati strutturati, analisi posizioni previdenza pubblica, ottimizzazione condizioni con gli istituti di credito, reportistica integrata che tiene conto delle posizioni presso tutti gli intermediari del cliente, servizio di direzione finanziaria in outsourcing per le aziende, ecc.) che, di fatto, sono estranei agli attuali operatori tradizionali.

Questi ultimi, se veramente volessero diventare professionisti indipendenti, dovrebbero fare tesoro dell’esperienza maturata nell’attività di vendita di prodotti finanziari e impegnarsi nell’acquisizione di nuove competenze.
 

Infine, crediamo che i grossi investimenti in termini di marketing di banche e reti di vendita orientati a fare passare il concetto di “consulenza a parcella” non possano che favorire la nostra categoria, per due ordini di motivi:

1. Gli investitori che si abitueranno a remunerare una non ben definita “consulenza” in conflitto di interesse, si orienteranno ben presto verso i consulenti indipendenti fee only, favorendo lo sviluppo della loro attività

2. I promotori finanziari/private banker capiranno che, invece di dividere una parcella con la propria mandante per una “consulenza” in conflitto di interesse, sarà per loro più conveniente (sia professionalmente che economicamente) slegarsi dalla società e dal mandato ed evolversi in professionisti della consulenza pura. 

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