Promotori finanziari: il mercato è cambiato, le mandanti non possono più solo spremere i clienti

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Avatar di Redazione 8 Marzo 2010 | 15:30
Il weekend porta consiglio e anche tempo per partecipare più attivamente ad una discussione, quella sul futuro della professione, che sta a cuore a molti dei lettori di Bluerating.

Il weekend porta consiglio e anche tempo per partecipare più attivamente ad una discussione, quella sul futuro della professione, che sta a cuore a molti dei lettori di Bluerating. Commenta Simone Pellarini: in dieci anni di carriera da PF in Fineco “non ho mai avuto una anno di raccolta negativa. Ora le fatture sono discrete”, l’innovazione tecnologica “ha molto cambiato il mio modo di lavorare , infatti i contratti son sempre meno”. La possibilità della consulenza rimanendo PF si sta facendo strada, conclude Simone, che è dunque ottimista: “la strada sarà sicuramente in salita, ma con sacrifici ce la si fa”.

 

Meno ottimista il collega che a Simone risponde: “da come scrivi sei sicuramente una persona perbene, ma ascoltami: non dipende da noi farcela o non farcela, renditi conto che il mercato si è ristretto e sta scomparendo la classe media. A chi collocherai Pac finanziari, a persone ricche? Ascoltami collega, che sono da 9 anni nel mondo dell’erogazione: la gente ha bisogno di soldi. Credimi collega”. Il che porta la discussione su un versante finora poco esplorato, quello del progressivo modificarsi dell’offerta di beni e servizi finanziari sul mercato italiano, un mercato che, complice anni di crescita economica molto modesta seguita da una severa recessione ha visto ridursi il bacino di clientela potenziale e modificarsi drasticamente le esigenze della stessa rispetto a 10 o 20 anni or sono.

 

Nota un altro nostro lettore: “Sono promotore finanziario da 23 anni, non abbiamo bisogno di alcun minimo garantito, abbiamo bisogno solo della presa d’atto da parte delle reti che il mondo finanziario è cambiato. Basta pagare manager e dipendenti o funzionari di reti oramai fuori luogo, basta rendite di posizione, bisogna pagare solo i promotori che lavorano ogni giorno sul mercato al fianco dei clienti”. Risponde un altro promotore: “Sostengo, da promotore finanziario, che la nostra categoria debba prendere in considerazione un riconoscimento professionale più ambito e conseguentemente anche più remunerato. Senza addossare l’incombenza alle mandanti solamente, ma prendendo spunto dalle classi lavoratrici più disparate: un rimborso spesa per ogni chiamata che ci impone l’assistenza, né più né meno al pari del diritto di chiamata dell’idraulico o dell’elettricista. Potrebbe funzionare”.

 

Sul fatto che esista ancora un futuro per una professione che per alcuni, invece, “è finita, Santo Dio ma è cosi difficile rendersi conto che non ha più futuro”, come scrive uno sconsolato lettore, sembra convinta la maggioranza dei nostri lettori. Che propone di confrontarsi “liberamente per creare una nuova associazione di promotori finanziari, vietata ai menager in palese conflitto di interessi, per cambiare dal basso questa professione”. Una rivoluzione silenziosa, fatta da persone determinate che credono nel proprio lavoro e rifiutano lo stereotipo per cui occorre levarsi dalla testa che il cliente possa essere un valore per banche e assicurazioni, per cui invece “il cliente è da spremere e basta”.

 

Una considerazione amara che certamente ha avuto ampie controprove in questi anni ma che dovrà essere smentita dai fatti se migliaia di professionisti vorranno garantirsi un domani. Come sempre Bluerating vi offre lo spazio per commentare e riflettere sulle sfide presenti e sulle proposte del futuro, indirizzando qui i vostri commenti

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