Draghi da bruciare

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di Andrea Giacobino 16 Marzo 2010 | 12:00
A meno di un miracolo il governatore di Banca d’Italia Mario Draghi non sarà il futuro presidente della Banca Centrale Europea.

A metà febbraio, infatti, è stato eletto il vicepresidente nella persona del portoghese Vitor Constancio al posto del greco Luca Papademos. Al di là del fatto che un “mediterraneo” già occupa una posizione importante all’Eurotower, i giochi sembrano fin d’ora fatti per portare nel 2011 il banchiere centrale tedesco Axel Weber al vertice dell’istituto di Francoforte, con un patto tra Francia e Germania.
C’è da chiedersi, quindi, perché in Italia si sia scatenata anzitempo la corsa a candidare Draghi alla Bce, con ciò ottenendo probabilmente il risultato contrario di “bruciarlo” in anticipo.
Non c’è dubbio che Draghi, forte anche della credibilità internazionale acquisita come presidente del Financial Stability Board, è visto sempre di più col fumo negli occhi dal ministro dell’economia Giulio Tremonti che conta(va) di sostituirlo o col fido Vittorio Grilli, direttore generale del Mef, o con l’amico aristocratico fiorentino Lorenzo Bini Smaghi, già nel board dell’Eurotower. Tanto che proprio Tremonti ha parlato del detestato Draghi come come del “miglior candidato” per il dopo Trichet.
Draghi, infatti, continua a dare fastidio anzitutto perché può mettersi di traverso in alcune grandi partite finanziarie che tanto stanno a cuore al premier Silvio Berlusconi, come quella che si sta giocando sulla presidenza delle Generali per la quale Cesare Geronzi è il candidato più gettonato, con l’avallo del premier ma la perplessità di Via Nazionale. Con se non bastasse l’”atermico” Draghi continua a incalzare l’esecutivo. Sottolineando ad esempio, con buona pace di Tremonti, che i rientri “effettivi” dello scudo fiscale ter sono 35 miliardi di euro anziché i 95 strombazzati dal ministro.
E poi il gpvernatore ha indicarto i numeri della crisi: il crollo del pil 2009 certificato al
-4,9% e il -20,7% del nostro export (fonte Istat) mettono una pietra tombale sull’ottimismo berlusconian-tremontiano che l’Italia avebbe retto alla crisi meglio di altri paesi. Allarme giunto alla vigilia del nuovo, forte appello il Governatore ha lanciato al congresso Aiaf Assiom Forex di Napoli (proprio quello dove proprio Geronzi ha parlato del Governatore come il candidato “ideale” per l’Eurotower) per fare quelle “riforme strutturali, la cui mancanza ha segnato la perdita di competitività del Paese che dura da un quindicennio”, cioé più o meno da quando il Cavaliere di Arcore è il signore indiscusso di Palazzo Chigi. Altrimenti, ha spiegato Draghi, siamo condannati ad uscire forse sì dalla crisi, ma “con un tasso di crescita basso, ai minimi europei”.

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