Massimo scoperto nel mirino dell’Antitrust

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di Redazione 19 Marzo 2010 | 14:45
Il presidente dell’Antitrust, oltre a denunciare una lentezza sistemica nel recepire le direttive dell’autorità, auspica degli interventi legislativi atti a regolare le commissioni.

In seguito alla richiesta avanzata da Bankitalia di vietare le commissioni di massimo scoperto, il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà (nella foto), nel corso di un convegno sulla tutela del Consumatore, auspica l’approvazione di una legge che stabilisca come il tetto massimo alle commissioni applicate sia lo stesso di chi ha ottenuto un affidamento:
“Non è accettabile che, dopo l’abolizione della commissione di massimo scoperto, chi vada in rosso sul conto corrente in maniera occasionale e magari per un solo euro paghi molto di più di chi lo faccia in forma continuativa”, ha asserito Catricalà.

Il presidente Antitrust ha rilevato che i costi amministrativi per le banche sono maggiori ma ha spiegato che occorre “riempire un vuoto legislativo” stabilendo un tetto massimo o un tasso da applicare: “Le banche”, ha osservato, “sono inoltre obbligate ad autorizzare lo sconfinamento in caso di affidamento ma non lo sono se questo non è stato stipulato. In quel caso potranno chiudere, se non vogliono comunque mantenerlo, il rapporto con il cliente”.
Il presidente dell’Antitrust, inoltre, lamenta “l’esasperante lentezza” con cui le banche recepiscono le indicazioni provenienti dalle autorità.
Sebbene la “situazione sia migliorata”, e il sistema sia sano, “c’è grande lentezza nel recepire le nostre sollecitudini”, ha lamentato Catricalà, criticando inoltre gli intrecci “nella governance” caratteristici del nostro paese, dove molti siedono in cda di più società bancarie, assicurative e gestione risparmio.

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