Forbes, il mago da un miliardo di dollari

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È Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb recentemente al centro della grande inchiesta sulla rete internazionale di riciclaggio, il decimo uomo più ricco d’Italia, ma sulla sua ricchezza pesa l’ombra della giustizia.

Avatar di Giacomo Berdini25 marzo 2010 | 13:00

Silvio Scaglia è nato a Lucerna, nel 1958.
L’imprenditore italiano è noto per essere il fondatore di Fastweb S.p.A. Si, proprio Fastweb, quella di Valentino e della sua moto che fa “brum brum”.
Secondo Forbes, con una ricchezza che si aggira attorno al miliardo di dollari, Scaglia è il decimo uomo più facoltoso d’Italia, al 937esimo posto a livello mondiale.

Dopo essersi laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, Silvio Scaglia inizia la sua carriera professionale presso McKinsey e Bain & Co. ricoprendo il ruolo di consulente.
Nel 1994 Omnitel Pronto Italia ottiene una licenza di telefonia mobile per fare concorrenza a Telecom Italia Mobile. Nel 1995 Silvio Scaglia è amministratore delegato di Omnitel. Lo sarà fino al 1999, quando Omnitel viene venduta da Olivetti.
Nel settembre 1999, insieme al finanziere Francesco Micheli, crea la società Fastweb. Nel marzo 2000 la controllante e.Biscom chiede alla Consob di entrare in borsa con l’emissione di nuove azioni per nuovi investitori. Nel culmine della bolla speculativa della new economy, le azioni vengono vendute a 160 € l’una. Con i soldi raccolti dai piccoli investitori, iniziano gli investimenti di Fastweb. Nel 2004 c’è la fusione di Fastweb e e.Biscom: la nuova società avrà il nome Fastweb.
Principale azionista di Fastweb, il 9 aprile 2007 Scaglia aderisce all’OPA amichevole lanciata da Swisscom, che aveva valutato Fastweb circa 3,7 mld di € e offerto per l’acquisto dei titoli Fastweb 47 € per azione, cedendo la sua quota pari al 18.75% e rimanendo in società col solo incarico di amministratore del Consiglio di Amministrazione. Il 23 ottobre 2009 le azioni erano però scese a 20,190 €, con una perdita per Swisscom del 57% in 2 anni e mezzo.

Ma poi, ecco la definitiva battuta d’arresto. Il 23 febbraio 2010, viene emesso un mandato di arresto nei confronti di Scaglia, soprannominato “il mago” da parte della Direzione distrettuale antimafia di Roma, quale misura cautelare, nell’ambito dell’operazione Phuncards-Broker, che ha scoperchiato una gigantesca rete internazionale di riciclaggio legata alla ‘ndrangheta. I particolari dell’operazione vengono illustrati pubblicamente in contemporanea con una conferenza stampa presso la stessa DDA di Roma: si tratta di 56 ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. L’arresto avviene due giorni dopo, al rientro volontario di Scaglia dal Sudamerica, il quale si è sempre dichiarato disposto a farsi sentire dai magistrati sull’argomento.
I fatti sarebbero stati commessi tra il 2004 e il 2007 e riguarderebbero un giro di false fatturazioni da 2 miliardi di Euro, con conseguenti mancati versamenti IVA per 365 milioni di euro, attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
Le operazioni illecite sarebbero state realizzate con la compiacenza degli ex vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle attraverso società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off-shore controllate dall’organizzazione che aveva ideato la truffa nei confronti del fisco italiano. Il riciclaggio sarebbe avvenuto attraverso false fatturazioni per servizi telefonici e telematici inesistenti. Il 26 febbraio, poco dopo mezzanotte, Scaglia atterra a Ciampino e si consegna alla Guardia di Finanza, che lo porta al carcere di Rebibbia.
Il 2 marzo 2010 Scaglia viene portato a Regina Coeli per l’interrogatorio.


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