Fonsai chiude in rosso ma non rinuncia alla cedola

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di Redazione 26 Marzo 2010 | 13:15
Il crollo dei danni ha pesato sui conti del gruppo, che ha registrato una perdita di 391,5 milioni di euro, dall’utile di 90,8 milioni del 2008. Il Cda proporrà all’assemblea un dividendo di 0,40 euro per azione.

La crisi del settore danni manda a picco i conti di Fondiaria-Sai, che chiude l’anno con un rosso di 391,5 milioni di euro, rispetto all’utile da 90,8 dell’anno scorso. Al netto della quota di pertinenza di terzi, la perdita ammonta 342,6 milioni di euro (87,4 nel 2008).

Da solo, il Danni ha chiuso con un risultato ante-imposte negativo di 498,4 milioni di euro (positivo per 314,9 nel 2008). Il combined ratio è salito al 108%, contro il 98,6% dell’anno precedente. Il loss ratio è cresciuto di 9,2 punti percentuali all’83,6%. Bene il Vita, che chiude con un utile ante imposte di 84,9 milioni di euro (rispetto alla perdita di 59,1 milioni alla fine del 2008). Sul risultato ha inciso l’incremento dei premi (+22,1%) ma anche il venir meno di due eventi straordinari che avevano pesato sui conti dello scorso anno: la vendita di Po Vita e le svalutazioni dei titoli Lehman in portafoglio. In crescita la nuova produzione, passata a 464,8 milioni di euro da 379,2 milioni, mentre il settore immobiliare registra una perdita ante-imposte di 95,3 milioni (in miglioramento rispetto al rosso di 70,1 milioni alla fine del 2008). Il Cda proporrà all’assemblea un dividendo di 0,40 euro per azione ordinaria e 0,452 euro per le risparmio, utilizzando anche il 2,3& delle riserve di utili di esercizi precedenti.
 
“Il mantenimento di un approccio prudenziale – hanno commentato il presidente Jonella Ligresti e l’ad Fausto Marchionni – sia sotto il profilo della riservazione sia della policy di impairment vuole essere una solida base di partenza per il raggiungimento degli obiettivi di piano industriale. I primi indicatori tecnici riferiti ai primi mesi del 2010 fanno ritenere che il percorso intrapreso sia giusto ed adeguato. I livelli di solvibilità e l’utile conseguito a livello civilistico consentono di proporre all’Assemblea un’adeguata remunerazione del capitale”.

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