Reti e promotori: chi è senza peccato scagli la prima pietra

A
A
A
di Redazione 31 Marzo 2010 | 15:00
Chi è privo di difetti scagli la prima pietra: i lettori di Bluerating conoscono in molti casi per diretta esperienza le situazioni che si vivono all’interno delle grandi e piccole reti operanti in Italia e se in molti casi mostrano un certo “attaccamento alla maglia”…

Chi è privo di difetti scagli la prima pietra: i lettori di Bluerating conoscono in molti casi per diretta esperienza le situazioni che si vivono all’interno delle grandi e piccole reti operanti in Italia e se in molti casi mostrano un certo “attaccamento alla maglia”, non di meno non lesinano critiche. Così attorno a Mediolanum senza scadere in commenti triviali un nostro utente pone una domanda: “Come mai una realtà così idilliaca ha un turn over così elevato?”.

 

Neppure Fineco Bank, di cui pure il fatto di costituire “un ottimo approdo per un cliente bancario attento”, è esente da critiche: “Se il modello è eccezionale per il proprio bilancio, non si può dire lo stesso per le finanze dei Promotori finanziari che trovano e curano personalmente la vita finanziaria del cliente” ragiona un altro nostro lettore.” I 2.400 Promotori finanziari Fineco, che sono in costante discesa, sono pagati molto meno di tutti i propri colleghi delle reti concorrenti” aggiunge il nostro utente spiegando come “al professionista viene pagato il 65% delle provvigioni pagate dal cliente solo sui fondi (voce in costante diminuzione), circa il 30% delle commissioni di gestione retrocesse alla banca e un massimo di 5 euro trimestrale sulle commissioni pagate dal cliente”. 

 

In pratica “se la banca ricevesse 2.000 euro di commissioni trading, Fineco trattiene 1.995 euro” e al PF andrebbero solo 5 euro. In più “sulle liquidità sono retrocesse somme imbarazzanti solo all’orecchio”. Come può quindi “un professionista che non guadagna” essere poi in grado “di dare un servizio di alto livello ai propri clienti?”. Non si dice d’accordo con le cifre indicate dal collega un altro PF, che peraltro ammette: “vero è, invece, che il cliente che sceglie il servizio Advice paga una fee di consulenza di cui la banca se ne prende ben il 55%! Ingorda”.

 

Formule magiche, insomma, non ne esistono e spesso un indicatore da tener d’occhio prima di scegliere per chi lavorare è proprio il turnover e l’andamento del numero di PF a contratto per le varie strutture. Nell’attesa che giunga una riforma del settore e che la crisi economica lasci spazio ad una ripresa che consenta anche alla clientela di tornare a guardare con maggiore serenità alla gestione dei propri risparmi. E voi che ne pensate, esistono in Italia realtà più dinamiche o nelle quali il lavoro dei Promotori finanziari venga meglio valorizzato, sia in termini di rapporti professionali sia di gratificazione economica, o nell’attuale fase di mercato una rete vale l’altra? Inviate come sempre i vostri commenti qui.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Consob castiga i pf, boom di radiazioni nel 2015

Pf Awards 2016, è di Fideuram ISPB la medaglia d’oro nell’Analisi di mercato

Consulenti finanziari, training class: mettetevi alla prova con il credito ai consumatori

NEWSLETTER
Iscriviti
X