Non sono su misura? Non chiamatele Gpf

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di Matteo Chiamenti 21 Aprile 2010 | 11:00
Le vere gestioni patrimoniali devono essere individuali e inserirsi in una logica di pianificazione finanziaria. Tutto il resto è finzione. Parola di family office.

CFO SIM
Una coppia desta sempre l’attenzione dell’ascoltatore; vuoi perché richiede concentrazione nel focalizzare le varie fonti, vuoi perché permette una visione di una questione secondo più prospettive. Queste possono essere parallele o convergenti, distanti o vicine, l’importante è che abbiano qualcosa da raccontare. E’ questo il caso di Massimo Papetti e Andrea Caraceni, rispettivamente responsabile degli investimenti e amministratore delegato di Cfo SIM. «Le Gpf in linea di principio assolvono bene il compito di centrare almeno due obiettivi della moderna asset allocation: la diversificazione globale e la ricerca, a seconda degli obiettivi strategici della gestione stessa, di alpha o beta. Il destino delle gestioni non è affatto segnato, anzi, fattori importanti quali l’incremento di volatilità generalizzato, il generarsi di nuove asset class saranno nuovi temi e forse stimoli allo sviluppo di questo settore» sostiene Papetti.
«L’arte di gestire il patrimonio dei clienti è e resterà sempre il mestiere prevalente degli intermediari finanziari», chiosa Saraceni.
D’altra parte il successo o meno di un prodotto, è in gran parte dettato dalla coerenza d’utilizzo, come ribadisce Papetti: «Il nostro approccio è abbastanza conservativo e con una politica di trasparenza assoluta. Pertanto predilegiamo le gpm in generale. Questo si collega anche al fatto che, poiché il nostro target di cliente è elevato, esiste in questa fascia di mercato una predilezione per la liquidabilità dell’investimento e la protezione del capitale. La situazione demografica italiana, simile a quella di altri paese avanzati, parla forte e chiaro: l’invecchiamento generalizzato e l’impoverimento dei flussi finanziari a favore delle nuove generazioni puntano chiaramente ad una ulteriore e progressiva riduzione del tasso di risparmio. Nel nostro paese, ragioni culturali possono lenire questo fenomeno ma non evitarlo».
Insomma, gestione sì, ma con le dovute cautele, come conclude Andrea Caraceni «Riteniamo che alle gestione del patrimonio si debba affiancare sempre la pianificazione patrimoniale e assicurativa dei clienti».

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