Generali, Geronzi presidente e Caltagirone tra i vice

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di Marcella Persola 24 Aprile 2010 | 15:12
Il consiglio di amministrazione riunitosi dopo l’assemblea elegge Geronzi presidente e a sorpresa tre vice, tra cui Caltagirone. Del Vecchio e Pelliciolli entrano nel comitato esecutivo. Nessun comitato strategico. Conferita la presidenza onoraria a Bernheim che durante l’assemblea…

L’assemblea degli azionisti di Assicurazioni Generali approva tutti i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, che prevedeva in primis l’approvazione dei dati relativi al 2009. Il Gruppo chiude il 2009 con un utile netto di 1,309 miliardi, in crescita del 52,1% rispetto agli 861 milioni del 2008. Risultato apprezzato dagli azionisti del gruppo che hanno riconosciuto il buon lavoro svolto dal management in un anno difficile come quello lasciatosi alle spalle.

A livello di premi lordi i dati evidenziano una crescita di quest’ultimi del 10,7% pari a 70,530 miliardi (dai 68,805 miliardi del 2008), grazie in particolare all’afflusso del ramo vita che ha totalizzato premi per 5,188 miliardi (+38,8%) rispetto ai 4,798 miliardi del 2008. Difficoltà ha invece riscontrato il segmento danni che ha visto calare il risultato operativo da 2,118 miliardi a 1,3 miliardi (-38,6%). In aumento il patrimonio netto che è passato da 11,313 miliardi del 2008 a 16,652 miliardi del 2009 (+47,2%). Sulla base di questi risultati l’assemblea ha approvato la proposta di un dividendo unitario per l’esercizio di 0,35 euro per azione, la cui distribuzione sarà a partire dal 27 maggio con stacco cedola a partire dal 24 maggio. Un dividendo che ha in parte deluso le aspettative degli azionisti, che hanno richiesto al management le motivazione di un dividendo “così risicato” se paragonato a quello di altri competitors, come Allianz, che distribuirà un dividendo pari a 4,1 euro. Ma durante i lavori assembleari si sono avute notizie anche riguardo al primo trimestre del 2010 che mostra premi in crescita a 20,8 miliardi (+16,2%), con un’ottima performance dell’Italia.  

Approvato anche il nuovo Cda, che vede l’ingresso di Cesare Geronzi, Vincent Bollore, Angelo Miglietta e Francesco Saverio Vinci per la lista Mediobanca, votata dal 78,99% pari al 38,1% del capitale sociale e Cesare Calari, Carlo Carraro e Paola Sapienza per la lista presentata da Assogestioni, votata dal 20,32% pari a 9,8% del capitale sociale. Il Cda riunitosi al termine dell’Assemblea ha eletto presidente Cesare Geronzi e tre vice-presidenti (a sorpresa) Vincent Bollorè, Francesco Gaetano Caltagirone e Alberto Nicola Nagel. Confermati a.d. Giovanni Perissinotto, a cui è stata attribuita la guida e la gestione operativa della società e del gruppo in Italia e all’estero e la qualifica di Group Ceo. A Sergio Balbinot è stata attribuita la gestione operativa degli affari assicurativi all’estero e della riassicurazione in Italia e all’estero. Conferita inoltre la carica di presidente onorario ad Antoine Bernheim.

Nessuna sorpresa per quanto riguarda la governance, che vede l’ingresso nel Comitato esecutivo di Lorenzo Del Vecchio e di Lorenzo Pellicioli, che si occuperà anche delle strategie aziendali, il Comitato per il Controllo Interno, Comitato per la corporate governance e la creazione del Comitato Investimenti, il Comitato Remunerazione.

Ma l’attenzione dell’assemblea si è concentrata sul discorso fiume e di commiato del presidente uscente Antoine Bernheim, che non ha perso occasione per ribadire, dopo che già avuto modo di farlo nelle diverse interviste rilasciate in questi ultimi giorni, il suo rammarico per l’uscita di scena. Bernheim, a tratti commosso, ha ricordato la sua lunga esperienza in Generali, 37 anni di operato, che lo hanno portato a viaggiare spesso e a partecipare attivamente alle attività, facendo un lavoro “full-time”. Ricorda inoltre come al suo arrivo abbia “sdoganato” Giovanni Perissinotto dall’anti-camera a cui l’aveva relegato Gutty e abbia consentito a Sergio Balbinot una carriera premiante. In particolare di quest’ultimo ha ricordato la gentilezza e il difetto di pensare che questa caratteristica appartenga a tutto il genere umano. Monsieur Le President però non riesce a metabolizzare il fatto che alla sua età, 85 anni, gli si dia il ben servito, dopo che ha difeso l’italianità del gruppo (si scopre oggi che c’erano dei libici interessati a entrare nel capitale del Gruppo, ma che l’affaire organizzato per il tramite dell’amico Tarak Ben Ammar sfumò a causa di un’azionista che non vollè scendere sul prezzo dell’azione. Notizia considerata “flatus voci” da Geronzi nell’incontro con i giornalisti) e ha permesso a quest’ultimo di crescere, visto che quando lui vi è entrato, nel 1973, faceva utili solo per dismissioni immobiliari e non per il business assicurativo, attività core del gruppo.

E nel ricordare le più importanti tappe di questi anni, non ha dimenticato di menzionare la forza della rete, “la più bella rete del mondo”. Ha personalmente ringraziato il presidente del Gruppo Agenti Generali, Vincenzo Cirasola, che lo ha sempre sostenuto, anche dopo che l’approvazione delle lenzuolate Bersani avrebbero consentito agli agenti di prendere altri mandati. Bernheim ha ricordato che gli agenti vivono un momento difficile, dovuto anche alla competizioni di altri canali, come quello internet, e ha invitato il suo successore ha proseguire nella strada di affiancamento da lui intrapresa. Di avvicinamento alla rete agenti e ai gruppi sindacali.

Infine come il Leone che ha rappresentato per anni ha chiuso il discorso in modo fiero, lanciando l’ultima zampata finale, dicendo che non capisce perché nel Cda non sia stato rinnovato chi ha le competenze e chiude dicendo che preferisce mantenere un legame con questa compagnia e quindi nel caso gli fosse proposta la presidenza onoraria, potrebbe verosimilmente accettarla. I suoi auguri finali sono rivolti “ai ragazzi” che ha visto crescere Perissinotto, che sarà il nuovo ceo e a Sergio Balbinot, che avrà la responsabilità del business assicurativo. E infine a chi gli succederà e alla compagnia gli auguri di “tanto sucesso”. Il Leone abbandona la foresta ma la criniera resta alta.

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