Mifid, giro di vite di Consob sulle banche

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Avatar di Redazione 3 Maggio 2010 | 09:30
L’Authority dei mercati chiama a raccolta i Cda di 6 grandi banche per monitorare l’effettiva applicazione della normativa Mifid in materia di tutela del cliente. Nel mirino ci sono i prodotti venduti al retail e i derivati per gli enti locali.

Giro di vite della Consob su banche e promotori. L’autorità del mercato ha chiamato a raccolta i più importanti istituti di credito per monitorare l’effettiva applicazione della normativa Mifid in materia di tutela del cliente nella vendita di prodotti finanziari. Le indagini dell’Authority presieduta da Lamberto Cardia saranno svolte su due fronti: da una parte quello retail, attraverso le rete di promotori, dall’altro quello degli enti locali, con l’annosa questione dei derivati over the counter venduti come operazioni di copertura ma che hanno lasciato a Comuni e Regioni buchi da milioni di euro.

Sul primo punto saranno convocati i cda di Intesa, Unicredit, Mps, Banca Popolare di Verona e Bln, i quali dovranno illustrare in che misura le loro politiche commerciali rispondano al dovere di tutelare il cliente. Gli accertamenti fin qui svolti da Consob sulle reti non sono però incoraggianti: nella newsletter settimanale l’Authority precisa come “le politiche commerciali sono risultate in larga parte imperniate su logiche di prodotto (quantitativi di prodotti da vendere, di norma di raccolta propria o del gruppo) anziché di servizio reso nell’interesse della clientela”, concludendo che “questo approccio non è idoneo a contenere i potenziali conflitti d’interesse tra banca e cliente”. Anche “le procedure preposte alla valorizzazione delle informazioni sul cliente e sui prodotti trattati (verifica dell’adeguatezza e dell’appropriatezza, ndr) sono risultate carenti”.

Analoghe criticità emergono dal monitoraggio sui prodotti derivati venduti alle amministrazioni locali. A questo proposito saranno ascoltati i cda di Bnl  e Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo. “Il sistematico scrutinio delle posizioni aperte”, si legge nella nota, “deve porre gli intermediari nella condizione di proporre, nell’interesse dei clienti, anche eventuali interventi di ristrutturazione delle operazioni”.

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