Dopo Intesa Sanpaolo anche UniCredit “apre” a nuove ipotesi per il risparmio gestito

A
A
A
di Redazione 12 Maggio 2010 | 15:45
I riflettori sulle grandi società del risparmio gestito italiano si sono accesi da mesi, almeno da quando Intesa Sanpaolo ha fatto capire di essere interessata a valorizzare Banca Fideuram sondando dapprima il terreno per la possibile cessione della maggioranza del capitale, salvo poi orientarsi per un ritorno sul listino di Milano (anche in questo caso senza precludere la possibilità di un ingresso di un nuovo socio nel capitale con una quota del 10%-15% prima dell’Ipo).

Una mossa con cui il numero uno della banca lombardo-piemontese, Corrado Passera, spera di portare a casa intorno a 1,8 miliardi di euro a fronte di una valutazione non inferiore a 3 miliardi dell’intera controllata.

Ma la mossa di Intesa Sanpaolo ha subito fatto guardare alla diretta concorrente, UniCredit, presente nel settore del risparmio gestito attraverso Pioneer Investments, un colosso (67,2 miliardi di Aum a fine aprile) se parametrato al mercato italiano, dominato dall’altra controllata di Intesa Sanpaolo, Eurizon Capital, con 81,1 miliardi di Aum circa (rispetto ai 35,95 miliardi della “sorella” Banca Fideuram e ai 21,6 miliardi del terzo maggior gruppo, Ubi Banca), ma relativamente un nanetto su scala internazionale.

L’attesa di un qualche segnale riguardo la sorte di Pioneer Investments si è fatta pressante sin da inizio anno, ossia da quando Dario Frigerio ha lasciato il posto di numero uno a Roger Yates, 52enne manager britanico già numero uno di Henderson Group Plc, uno dei maggiori asset manager inglesi (60,3 miliardi di sterline di Aum a fine marzo) ed oggi Alessandro Profumo ha voluto in parte alzare il velo confermando che il gruppo italiano è pronto a valutare “qualunque opzione” per valorizzare la controllata, non escludendo dunque di conferirla ad un altro player “per combinare due realtà e creare qualcosa di più forte”.

Non una cessione immediata dunque, perché UniCredit non ha “pressioni dal punto di vista patrimoniale”, ma più probabilmente una partnership che non escluda un futuro disimpegno in caso di una valutazione sufficientemente premiante per il venditore. Il post-crisi finanziaria (debito dei PIIGS permettendo) sta dunque registrando un progressivo ridisegno dello scenario competitivo, anche per la decisione delle banche di allinearsi ai richiami di Bankitalia che vorrebbe maggiore separazione tra chi fabbrica e/o gestisce i prodotti e chi li colloca.

Un tema che dovrebbe suscitare qualche riflessione da parte dei nostri lettori più che non le vicende interne (e quelle giudiziarie) di Banca Mediolanum o della usuale “disfida” tra professionisti delle varie “scuderie” in merito alla bontà dei propri numeri e della filosofia operativa della propria squadra rispetto a quelle concorrenti. Anche perché, come nel caso di Banca Fideuram, potrebbero esservi delle conseguenze e dei vantaggi o svantaggi per i promotori del gruppo in base all’opzione che la banca sceglierà per massimizzare la “valorizzazione” di Pioneer Investments. Mandateci dunque i vostri commenti e le vostre sensazioni al riguardo, come sempre qui.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X