Natixis Global Am: boom di strategie alternative tra i cf italiani

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Pubblicata la seconda edizione del Barometro dei Portafogli Italiani, realizzato dalla casa di gestione che evidenzia le scelte di asset allocation dei consulenti finanziari.

Andrea Telara di Andrea Telara23 marzo 2017 | 12:21

Natixis Global Asset Management (Ngam) ha pubblicato la seconda edizione del Barometro dei Portafogli Italiani, l’analisi che offre una panoramica dei portafogli modello e delle scelte di asset allocation dei consulenti finanziari italiani. Il Barometro, di cui viene pubblicata di seguito un ampia sintesi, evidenzia come gli investitori italiani stiano utilizzando principalmente strumenti alternativi al fine di ridurre il rischio nei propri portafogli e non, come si potrebbe pensare, per massimizzare i rendimenti.

Mentre la precedente edizione del Barometro era stata elaborata unicamente sulla base di portafogli moderati, quest’anno il Portfolio Research and Consulting Group (PRCG) di Ngam ha preso in considerazione 175 portafogli tra conservativi, moderati e aggressivi forniti dai consulenti finanziari e dai private banker italiani tra il 1° ottobre 2015 e il 30 settembre 2016.

Una delle evidenze più interessanti” afferma Alessandro Marolda, senior analyst portfolio research and consulting group di Natixis Global Asset Management, “ è che più i profili sono prudenti, più alta è la scelta di fondi alternativi o di fondi multi asset. Riteniamo che gli strumenti alternativi siano utilizzati come fattori di riduzione del rischio e non per generare ritorni. Il trend è estremamente chiaro – prosegue Marolda -. Oltre il 25% degli asset dei portafogli conservativi sono investiti in strumenti alternativi, mentre se guardiamo a quelli moderati e a quelli più aggressivi le percentuali sono molto più basse e rispettivamente del 14% e del 7%. Questo trend diventa ulteriormente significativo, se si pensa che si tratta di un fenomeno globale registrato anche in altri paesi analizzati”.

I consulenti finanziari e i private banker cercano sempre più di costruire portafogli che siano in grado di affrontare la complessità dei mercati moderni. Le analisi condotte dal nostro Portfolio Research and Consulting Group e la presenza di Alessandro Marolda come analista dedicato all’Italia ci permettono di capire il modo in cui sono realmente costruiti i portafogli”, spiega Antonio Bottillo, country head and executive managing director per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “L’obiettivo è determinare il contributo di ogni asset class in termini di rischio e di rendimento, così da aiutare i consulenti a costruire e gestire meglio le necessità e le aspettative dei clienti”.

TREND, SENTIMENT E ALLOCATION – Entrando al 2017, il sentiment degli investitori italiani continua a dimostrare un certo scetticismo in termini di investimenti tradizionali, in quanto è convinzione generale che il rialzo per i bond e per le azioni dei paesi sviluppati sarà piuttosto limitato. Alla luce di ciò, alcuni investitori hanno iniziato, in tempi molto recenti, a ridurre il rischio in portafoglio spostando asset dalle posizioni più tradizionali – obbligazioni e azioni – verso liquidità e strumenti alternativi. Si nota, inoltre, un aumento della presenza di bond strutturati, strumenti a tasso variabile e obbligazioni inflation linked, anche in questo caso probabilmente a causa del timore legato all’aumento dei tassi di interesse.

All’interno della categoria degli alternativi è interessante vedere come, indipendentemente dalla categoria di rischio, gli investimenti sono stati realizzati attraverso strategie alternative (global macro o azionario long/short) piuttosto che asset class (materie prime e real estate). Le strategie, offrendo bassa volatilità e bassa correlazione, sono in grado di replicare il ruolo tradizionalmente ricoperto dai titoli governativi, senza esporsi al rischio di un’eccessiva duration (o dei tassi di interesse). Le asset class alternative, invece, spesso si rivelano direzionali e volatili (pensiamo ad esempio alle commodities). Se i tassi di interesse dovessero continuare a rimanere bassi a livello globale, questa dinamica potrebbe continuare negli anni successivi.

Un’ulteriore considerazione può essere fatta sulle preferenze in termini di asset class. Mentre i profili più conservativi e moderati prediligono azionario e obbligazionario europei rispetto ad altre aree geografiche, i portafogli più aggressivi mostrano spesso un sovrappeso nelle posizioni sull’azionario dei mercati emergenti.

Se nei portafogli conservativi e moderati, infatti, la percentuale relativa di titoli azionari dei paesi emergenti è pari rispettivamente al 9,1% e al 12,6% e sono in linea con l’esposizione dell’indice MSCI World All Country pari all’11,2%, i portafogli aggressivi mostrano un’esposizione pari al 22,4%.

A differenza degli azionari europei, l’investimento sugli emergenti è fatto su un orizzonte temporale più lungo – evidenzia Marolda -. Questo perché gli investitori italiani ritengono che nel lungo periodo i mercati emergenti possono offrire ritorni tra i più interessanti e, di conseguenza, sono disposti a esporsi a un rischio maggiore”. Nell’analisi rischio/rendimento dei tre diversi modelli di portafoglio, è interessante vedere come il rischio di un profilo moderato (volatilità pari al 5,1%) non si discosti molto dal profilo conservativo (volatilità pari al 2,9%), ma come vi sia un’importante differenza rispetto al profilo più aggressivo (9,6% di volatilità).

IL PUNTO SUL REDDITO FISSO – Uno dei temi più discussi sul mercato è la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse, in particolare negli Stati Uniti. Si tratta di un tema particolarmente sentito dagli investitori italiani che hanno un’ampia quota dei portafogli conservativi e moderati investita in obbligazioni, e la questione si è accentuata ulteriormente con la vittoria di Trump alle elezioni e il conseguente rialzo dei tassi nel corso dell’ultimo trimestre del 2016.

Non sappiamo se questo sia l’inizio di un importante movimento verso l’alto dei tassi a livello globale o se siamo destinati a vedere ulteriori tassi di interesse negativi – prosegue Marolda -. La nostra filosofia è fondata sull’oggettività offerta da analisi matematiche e dal contesto che un rialzo dei tassi di interesse porti a un calo dei prezzi di un’obbligazione a tasso fisso, ci sono diversi aspetti che gli investitori dovrebbero tenere a mente”. Esiste, infatti, un’ampia gamma di strumenti disponibili e ognuno di questi mostra differenti sensibilità ai tassi di interesse. Un altro importante aspetto da considerare è l’effetto di re investimento del reddito. Ci sono tre potenziali fonti di rendimento per un’obbligazione: cambiamento dei prezzi, cedole e rendimento dei flussi cedolari reinvestiti. In un contesto di rialzo dei tassi, il rendimento dei flussi cedolari reinvestiti può diventare la componente più importante.

EFFETTI PER GLI INVESTITORI ITALIANI – Come già anticipato, non è possibile prevedere come si muoveranno i tassi di interesse. Conosciamo però la tipologia di rischio a cui gli investitori sono esposti sui diversi strumenti di reddito fisso e come questi strumenti si comportano. Secondo il Portfolio Research and Consulting Group, gli investitori dovrebbero focalizzarsi su questi rischi nella scelta degli investimenti per la costruzione del portafoglio e non sulle aspettative dei ritorni che potrebbero rivelarsi errate.

La direzione dei tassi di interesse ha, inoltre, effetti molto diversi in base alla tipologia di strumenti obbligazionari e all’orizzonte temporale considerato e questo potrebbe avere serie implicazioni anche per quegli investitori che detengono singoli bond. Massimizzare i rendimenti in uno scenario di tassi di interesse in aumento può comportare il reinvestimento delle cedole all’interno delle stesse obbligazioni o di obbligazioni differenti, uno step in più nella gestione dei portafogli che potrebbe essere evitata scegliendo di allocare direttamente su un fondo che integra questo step nel processo di investimento.

La buona notizia per gli investitori, in termini di rialzo dei tassi, è che ci sono parecchie soluzioni innovative a disposizione degli investitori. Nel reddito fisso, alcuni corporate bond, obbligazioni a tasso variabile e obbligazioni inflation linked possono essere utili come ammortizzatore per gli effetti del rialzo dei tassi. Anche i fondi obbligazionari globali che hanno la flessibilità di muoversi all’interno e all’esterno dei diversi settori/strumenti possono rivelarsi utili. D’altra parte si è estesa la scelta per le strategie alternative con bassa volatilità e bassa correlazione ai mercati tradizionali.


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