Allarme promotori

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Avatar di Private Banker 21 Maggio 2010 | 09:30
Mediolanum è antipatica a un’alta percentuale dei consulenti finanziari italiani e tutte le volte che un’ombra aleggia sul comportamento dei suoi promotori la polemica si scatena accesa e a volte scomposta: sarà l’invidia, sarà che il socio Silvio Berlusconi non è amato da metà degli italiani, sarà che i metodi…

…di lavoro sono considerati troppo orientati alla vendita. Ma bisogna ammettere che i numeri danno ragione alla rete guidata da Ennio Doris che mese dopo mese raggiunge risultati sempre più positivi in termini di raccolta e di crescita degli asset gestiti. E, al di là delle polemiche, i numeri sono chiari: a inizio 2010 in Italia esistono circa 50 reti di promotori finanziari con un patrimonio complessivo di 230 miliardi di euro e oltre l’80% di tale patrimonio è in mano a 6 gruppi.
In testa Intesa Sanpaolo che con le reti Fideuram e Sanpaolo Invest ha un patrimonio di 67 miliardi, segue Mediolanum con 33 miliardi, poi Fineco del gruppo UniCredit con 27 miliardi, Generali e Allianz con circa 22 miliardi cadauna e Azimut che con AZ e Apogeo arriva a superare 15 miliardi di patrimonio. Le altre 40 reti si dividono poco piu di 40 miliardi.
In questo scenario cosi concentrato e dominato da pochi attori c’è da chiedersi quale sarà il futuro delle reti e come si svilupperà l’attività della consulenza finanziaria nei prossimi decenni.
I trend in atto nel mondo delle reti di promotori finaziari sono abbastanza chiari, vediamo di approfondirli.
Il numero delle reti si sta riducendo sempre di più e il break even è sempre più alto per cui difficilmente si assisterà all’entrata sul mercato di nuovi attori.
Il numero dei promotori iscritti all’albo è in costante diminuzione e i costi per accedere alla professione sono crescenti, si deduce che assisteremo a un costante declino del numero dei promotori finanziari.
La trasparenza dei prodotti finanziari e le informazioni a di-sposizione del risparmiatore fanno si che i canali distributivi diretti si svilupperanno sempre di più, anche agevolati dalla maggiore cultura degli investitori, magari affiancati da nuove figure professionali.
La dematerializzazione dei prodotti finanziari tramite piattaforma di vendita e la semplificazione dei prospetti informativi, unite alla crescita dell’utilizzo di nuove tecnologie informative renderanno meno utile la presenza fisica dei promotori.
La trasparenza dei costi e la crescente competizione internazionale porterà a un abbassamento dei costi dei prodotti finanzairi, e ciò si trasformerà in minori introiti per le società di gestione e per i distributori.

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