Il risiko bancario come influirà sul risparmio gestito?

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di Redazione 26 Maggio 2010 | 16:00
Mentre dopo tre anni di calma il risiko bancario italiano sembra sul punto di ripartire dall’Emilia, se risulteranno corrette le indiscrezioni di stampa secondo cui Banca del Monte di Parma, alla cui presidenza starebbe per arrivare Carlo Salvatori (da poco uscito da Unipol) grazie al placet di Bankitalia, che da tempo preme per un rafforzamento patrimoniale dell’istituto, potrebbe interessare ad alcune grandi banche tra cui Bpm, il tema del riordino del settore finanziario ed in particolare del risparmio gestito italiano sembra incuriosire i lettori di Bluerating quanto o più delle incerte prospettive di questi giorni dei mercati finanziari.

Se Bankitalia, oltre al rafforzamento patrimoniale del settore creditizio tramite un processo di concentrazione in pochi poli, preme da tempo per arrivare ad una maggiore separazione tra la proprietà delle reti di vendita e quella delle “fabbriche prodotto”, anche nel tentativo di rilanciare il settore facendo emergere le migliori professionalità esistenti nel paese, alcuni nostri lettori sembrano giudicare inevitabile un processo di ulteriore concentrazione, che non è detto si risolva in una vittoria per i gruppi italiani specie se la scelta dei maggiori player tricolori continuerà ad essere orientata a distribuire prodotti e servizi altrui più che sforzarsi di produrne di propri.

“La finanza è globale – scrive un nostro lettore – e solo alcuni grandi player hanno ragione di esistere” nonostante le stesse mandanti siano “le prime a sostenere che la distribuzione deve essere una risultanza della pianificazione e consulenza”. Messa così e visto i precedenti storici sembra più una condanna che un auspicio, visto che persino gruppi come Banca Fideuram tra le reti o Pioneer Investments tra le fabbriche prodotto sembrano ormai sul mercato e pronte ad aprire il capitale a grandi operatori stranieri (secondo alcuni un passo propedeutico alla successiva cessione da parte rispettivamente di Intesa Sanpaolo e UniCreit).

Che altri operatori italiani possano approfittare della situazione per crescere non sembrano crederlo in molti. Il “non siamo interessati” pronunciato da Massimo Doris, vicepresidente di Banca Mediolanum  figlio del fondatore e presidente Ennio, sembra a molti più un “non siamo in grado” e qualcuno tra gli utenti di Bluerating aggiunge: “Ennio (Doris) ormai sente la terra che gli manca sotto i piedi” e se dichiara che “ci sono banche d’affari che ci vengono a fare proposte di fusioni, non solo con Generali, ma con tutti” è solo per un “ultimo guizzo d’orgoglio che sa di spugna gettata”.

Non molto di più sembrano al momento in grado di fare Azimut o altre strutture che pure godono di una buona fama e di buoni risultati sia in termini di raccolta sia a livello di performance dei propri prodotti. A meno che il vento, sia sui mercati finanziari sia a livello di prospettive per l’industria del risparmio gestito, non muti, facendo tornare a qualcuno dei gruppi italiani la voglia di recitare la parte di cacciatore prima che di preda. Credete che ciò sarà possibile e che l’eventuale ulteriore concentramento del settore creditizio in pochi grandi poli nazionali o almeno regionali potrà portare a qualche novità positiva?

O in alternativa quali problematiche potranno sorgere nel distribuire prodotti e servizi di cui  non si potrà in molti casi neppure sindacare sulla qualità e sul grado di sicurezza? Il caso Madoff, in fondo, è appena dietro l’angolo. Inviate come sempre i vostri pensieri qui

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